Allenamento 4 Settembre. Batteria scarica, ma non la mia.

«Il lettore deve sentire che l’autore sta parlando con lui, non assumendo una serie di pose» (David Foster Wallace)

Diciamo pure che erano tre giorni che cercavo di andare a correre. La mattina, non ce la facevo ad alzarmi io, in un tempo ragionevole per poi andare in ufficio. La sera, avevo le batterie scariche. Della macchina.

Vicissitudini, che io potrei chiamare “Le Batteriadi”. Lunedì avevamo i cavi, ma le pinze (di plastica) si erano rotte e non tenevano più i denti conducenti. Risultato: perdita di tempo e rinuncia alla corsa (mettici anche che prima abbiamo fatto la spesa e siamo rientrati alle nove!) Allora abbiamo aspettato martedì sera: passaggio al Carrefour, compro cavi (quelli belli semplici con pinze belle prominenti, coi manici rivestiti di gomma plasticata) e – già che ci sono, giusto per evitare un nuovo viaggio – una bella batteria 45Ah precisa precisa. Anzi ha uno spunto di 400 A, ben più di quello da 325 montato ora sull’auto. Aldilà di imprecisioni tecniche, avere uno spunto più alto è importante, no? Sia per le auto che per chi corre.

Martedì sera carichiamo la batteria, faccio un bel giretto in macchina, La batteria regge. Tutto a posto. L’unica cosa è: non riesco a correre. Va bene lo stesso, l’importante è aver risolto.

Mercoledì mattina, giorno 4. La radiosità della giornata viene subito smorzata dal fatto che la batteria non ha retto. La macchina non parte. Dovremo attuare il piano B. Sostituzione della batteria. E qui, la sera stessa, scoppia il dramma.

Intanto vi dico che la voglia di correre è salita alle stelle e ciò è in netto contrasto con il fatto che ancora una volta molto probabilmente non potrò correre. Ma no aspetta, magari se mi sbrigo ce la faccio ancora. Torno dall’ufficio, per un tratto di 3K a piedi con i mocassini, tanta è la voglia di allenarmi, tanto che i mignoli mi faranno male dallo sfregamento. Speranzoso, perché non è la prima volta che cambio la batteria, mi accingo all’impresa. Smonto la batteria spompa e mi accorgo con gran dolore che i poli di quella nuova sono invertiti. Mannaggia! (eufemismo) Ho fatto scendere molti santi nel garage, di fianco alla macchina. Non so se ce ne sia uno in particolare patrono degli accumulatori al piombo, ma un bel po’ erano presenti al capezzale di un motore cieco di due poli. 

Ho dovuto farmi aiutare da mia moglie, che mi ha accompagnato a cambiare la batteria: da solo non ce l’avrei fatta, tanto ero depresso. Sempre così con le cose pratiche, io. Davanti al bancone delle informazioni, laddove staccano i buoni per i resi, la fortuna ha cominciato a girare. Iniziamo col vedere che una batteria già è stata resa. ma soprattutto, dopo tre minuti, arriva un gruppo di tre persone (marito moglie, giovani e suocera del tipo) a cambiare la batteria. Uguale alla nostra, 45Ah, marca Carrefour (ma ci hanno detto che sotto sotto c’è una Varta), poli invertiti. La prospettiva prospettata dal responsabile di reparto – invero molto efficiente e comprensivo, visto il copioso numero di batterie – è che dovremo comprare una Bosch (+60% di spesa). Di quella marca, ha anche la versione coi poli giusti per la nostra auto. Riusciamo ad arrivare allo scaffale 5 minuti prima del secondo gruppo. Hanno perso tempo perché sicuramente la presenza della suocera ha rallentato le scelte, non lo dico per la suocera ma perché il processo decisionale di tre persone è più lungo di quello di due, in più se si contano i meccanismi generazionali di un dispositivo così delicato come una famiglia (che dalla giovane età dei coniugi oserei definire “giovane”), con detti e non detti, con pensieri, rancori, ferite e secessioni accumulate nel periodo di formazione.

la batteria, come funziona?

la batteria, come funziona?

Insomma, io e mia moglie ne approfittiamo per passare in rivista tutta la fila delle 45Ah finchè a lato non troviamo una 44Ah coi poli che interessano a noi. E’ l’ultima. Il tipo del reparto dice che va bene lo stesso. E noi la infiliamo nel carrello. Montiamo su una bella faccia di rammarico quando diciamo al gruppo, attardato e appena arrivato al reparto auto, che a loro toccherà una Bosch. noi abbiamo risparmiato anche un bel paio di Euro (che un Ampère-Ora costa un paio d’Euro? Ma è soggetto a variazioni di mercato?) che andranno in materiali scolastico per la figlia. 🙂 Noi qualche soldino per il futuro dell’Italia lo spendiamo e per giunta nello stesso settore di Marchionne!

Intanto devo dire che il mio umore, questi giorni, non è il massimo. Questo lo devo dire perché il fatto che la fortuna sia un po’ girata dalla nostra parte aiuta a raddolcirmi un po’. Poveretta, mia moglie, santa donna. Anche lei, infatti era al capezzale del motore senza poli. In qualità di santa, per l’accumulatore. In qualità di martire, perché mi deve sopportare.Torno a casa, nel garage l’ultimo atto: monto la batteria. tra smontare e rimontare non ci volevano che 15 minuti ad andare lunghi. Sono passati tre giorni.

Sono quasi le nove ma ormai non ce la faccio più a non correre. Devo confessare che la mattina ho calcolato quanti allenamenti avevo fatto l’anno scorso e devo proprio correre, adesso. Chiedo: “Vuoi mangiare?” e lei capisce subito e risponde rassegnata: “Perché? Vuoi andare a correre?”. E la risposta è “Sì”.

Così vado: Sono le 20.50 quando mi preparo. Scendo, Garminio cerca i satelliti e ci mette i soliti 3 o 4 minuti. Poi parto, finalmente diretto sul Naviglio dopo due mesi di assenza. Vado troppo veloce, sotto i 5′ nei primi chilometri. Però mi sento bene. Dopo aver attraversato (tagliato in due) Cologno imbocco il Naviglio e corro nella penombra fino a quando essa diventa proprio buio. E’ saltata qualche centralina oppure a Vimodrone hanno optato per l’austerity sul tratto del naviglio. Correre nel buio non è male, basta prestare attenzione agli altri (rari) passanti e alle bici che ti frusciano di fianco, di tanto in tanto. Fortunatamente tutti teniamo la destra. poi a Cernusco la luce si riaccende. E’ come ritornare alla vita. E vedo anche un leprotto che corre davanti a me per 500 metri prima di infilarsi di nuovo nella macchia di verzura tra corso d’acqua e linea metropolitana.

Verso il 7° chilometro inizio a sentire le gambe, allora sì che rallento e vado più o meno intorno ai 5’10″/km. Torno indietro dal campo di Rugby di Cernusco, vado verso Cologno con via Monza e poi via Carducci, una provinciale buia che fa molto più spavento del naviglio. Fortunatamente ci sono ampi margini dove correre, adeguatamente distanti dalla strada. Poi, di nuovo luce, nell’anelle intorno al cimitero nuovo hanno da tempo installato dei lampioni (tipo uno ogni 10 metri) a LED. Fanno un sacco di luce e anche un sacco di comodo, anche se illuminano un tratto di sassolini bianchi tutti piatto e ben battuto. La luce sarebbe servita sul margine della provinciale, piuttosto, dove c’erano dei buchi che ho evitato guardando dove il nero era più nero.

Un puntatina a San Giuliano (la chiesa del XII secolo) e poi davanti alla scuola elementare di mia figlia, così per capire se è ancora là in vista del campanello di inizio. Poi le scale del sottopassaggio – ritmo dei 500m a 5’42” –  e gli ultimi 1,25 chilometri, sempre più rifiatando ma contento perché non c’è stato tracollo.

Domenica correrò in campagna insieme al cognato. Quest’anno ho disatteso il percorso “da A a B e ritorno” che era stato un buon terreno di preparazione per la Greifenseelauf 2012. Avevo corso 6 volte su quel percorso, quest’anno zero. Cercherò di farmi perdonare non schiattando sugli strappetti, soprattutto quello di  Pozzolgroppo di ritorno da Cecima. Ma questi sono solo localismi.  L’importante è che l’allenamento di 12,5 chilometri è servito a rimanere sul sentiero giusto e anche a sciogliere qualche tensione accumulata in questi giorni di “back to work”.

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