Parc Natural dels Aiguamolls de l’Empordà ovvero Summer 2013 Running

Sta per arrivare la Greifenseelauf. Ed io, come da copione dell’anno scorso, mi faccio trovare indeciso, dubbioso e poi all’improvviso di nuovo in pista.

Dal 6 luglio non correvo più. Ho iniziato a camminare un po’ per le colline. Poi, a Ferragosto, quando alle 10 e 15 del mattino mi sono trovato con 22.65 km appena macinati su è giù per la Val di Nizza, una camminata in solitaria con avvistamenti di animali da far piangere il cuore dalla gioia con qualche corsetta giù dalle discese nel ritorno; beh, quando ho realizzato che avevo superato “la distanza”, qualcosa ha iniziato a girarmi in testa. Mi sono detto: la distanza c’è. Dovessi anche solo camminare, la distanza maledettamente c’è. E quindi ho trovato la forza per mantenere la parola data: correre la seconda volta la Greifenseelauf. Ora l’unico ostacolo è iscriversi in tempo!

Bene. Dopo questo grande risultato, il giorno dopo ho fatto 800 e passa km (in macchina) e poi ho fatto un allenamento di 500 metri in 1 ora e mezza impiastricciando ben bene la mappa, come potrete vedere: il tutto per montare la tenda. Un bel allenamento “mentale”. Ma la cosa non finisce qua. La mente sta ancora elaborando una strategia. L’anno scorso in Turchia avevo corso 3 volta durante la vacanza (corsettine da mezz’ora). Qui in Catalogna per recuperare la condizione urgono interventi urgenti. E quindi…

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Il giorno 20 agosto il primo timido approccio con la corsa “seria” (un compact di 0,27 + 3,77 km) a piedi nudi sulla spiaggia e nel vento.

Il giorno 22 agosto ritento, con maggior fortuna e convinzione, dopo il nostro trasferimento nel secondo campeggio, per un totale di 4,24 km. Niente montaggio tenda, stavolta, siamo finiti dentro un bel Canigo da sei!

Il 23 agosto arriva un conferma. La strada è quella giusta. complice il bellissimo parco naturale delle Aiguamolls de l’Empordà e la frescura del mattino riesco a correre 8,75 km con grande nutrimento di occhi e anima oltre che dei muscoli.

Il 24 agosto mi rimetto le scarpe e vado a correre in spiaggia. Lì incontro molti raccoglitori di conchiglie, vedo le barche dei pescatori di ritorno dalla notte sul mare e una nordica (che corre stoica sull’infido terreno sabbioso affondando a ogni passo) guarda storto me con scarpe e su battigia. Non saprò mai se era uno sguardo di fiero cipiglio, di giudizio universale o semplicemente di stanchezza. A rimettere a posto le cose ci pensa un’altra runner che incrocio: anche lei scarpette e battigia. Bene, sono sulla strada giusta. Anche oggi 8 chilometri in saccoccia.

Dopo un giorno di riposo, il 26 agosto corono il tentativo di rientrare in corsa con una splendida cavalcata di 12 chilometri e mezzo nel parco naturale. Lì, molti birdwatcher, torrette di avvistamento, fotografi che si affaccendano mentre egrette garzette, cicogne, ogni genere di volatili (tra cui il Bitò, che sembra trovare qui il suo luogo di residenza principe) e anche 14 cavalli – quanto ne ho potuti contare – che bivaccano nello stagno. La benedizione di questa corsa è tale che riesco anche a sorprendere 4 daini che si abbeverano in una pozza ai margini dello stagno. Spiccano un salto impauriti poi si fermano: ci guardiamo per un paio di secondi, vedo le macchie sul loro corpo scattante e vedo il gruppo, guardingo e in allerta, poi me ne vado contento. Chissà cosa vedranno in me, quei quattro essere benedetti. Il giorno stesso porto la famigliola nel parco: certe bellezze hanno senso solo se sono condivise, no? Lo diceva Cristopher McCandless, a.k.a. Alexander Supertramp. E mi becco un recupero macchina che diventa speed walking. Tutto fa brodo per recuperare la condizione.

Il giorno successivo me ne vado di nuovo in spiaggia, per correre 4K, corsa pomeridiana per ammazzare l’attesa del giorno podistico dopo, che arriva, oh!, se arriva. Il 28 agosto lascio perdere il passaggio in spiaggia- che comporta un paio di chilometri: infatti voglio spingermi nella parte di parco ancora inesplorata, verso l’Estany Europa. Arrivato al Cortalet – che funge anche da centro imformazioni –  mi spingo a nord est, inizio della zona ignota (a me) e incontro… una mucca! Le altre mucche sono di là da un bel recinto, questa mi guarda laconica da una stradina laterale 3 metri da me. Quanto corre veloce una mucca. Perchè ho visto correre un cinghiale e quello va veloce! Ma la mucca? Vedo passare le varie tecniche di approccio agli animali (non vi ho parlato di quelli visti a ferragosto!) e decido che – essendo io in corsa – la mucca non può non avermi visto: la maglietta verde acida non offre alcuna possibilità di mimetismo. Ma tutto sommato non avrà il tempo di razionalizzare la visione e quindi si dimenticherà di me. In teoria non dovrei correre rischi però nel frattempo la mia mente – che è sempre lì che lavora per costruire il worst case scenario – decide di fare diventare la mucca un toro e la velocità di marcia se ne giova parecchio. Mi allontano più rapidamente possibile da quel prosaico animale dalle corna stranamente prominenti.

Il resto della corsa è una marcia trionfale, dove riesco a ritrovare il passaggio dalla chiesetta di sant’Antonio, certezza che io e la mucca-toro non ci rivedremo mai più. Arrivo al Cortalet, poi alle torri di avvistamento della Senillosa. E via per la carrettera del Camping giù fino alla tenda e alla doccia ristoratrice.

Il giorno 29 Agosto riesco a trasfomare la corsetta in spiaggia in un massacro (soprattutto all’andata) in quanto decido di correre sulla sabbia, avendo scoperto che ce n’è una bella porzione battuta dal vento e livellata dalle acqua tanto del mare che della laguna. Così non vi affonderò troppo, mi dico. Ma il vento (quella spiaggia tra Roses e L’Escala è il paradiso dei kite surfer) che arriva dal mare è micidiale. L’allenamento risulta decisamente più interessante, così!

Il fisico, dopo 10 giorni di corsa, risulta un po’ provato e quindi il 30 faccio un buco nell’acqua dello stagno. Parto per farne una decina, alla fine ne farò 2 di corsa e 2 camminando, ma avendo l’occasione di visitare due punti di avvistamento (deviazioni ben segnate sulla mappa) e rimanendo affascinato dal guizzare dei pesci e da due gabbiani che amoreggiano (almeno a sentire i suoni gutturali che provengono da uno dei due, molto probabilmente il maschio).

Poi il resto è coda, caselli, soste per il bagno, soste per mangiare, soste per fare tre giri intorno alla macchina e ripartire. Il resto è casa. E fra 19 giorni la mezza. Ah, già! mi ci devo iscrivere! Oh, e quanto mi piace il català! 🙂

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