Monte dell’Orso (m.586)

L’obiettivo minimo che mi ero prefissato la settimana scorsa è stato raggiunto: il Monte dell’OrsoSul campo, si è dimostrato un osso più duro del previsto, per via dei saliscendi. Ma ci ha dato l’occasione di correre, inaspettatamente e gioiosamente. A rotta di collo, anche. Perché correre giù per le discese di una carrareccia argillosa e scavata dai torrentelli di pioggia (quando ce n’è) è sempre pericoloso.

Bisogna valutare dove mettere il piede, a volte mentre di è in volo, valutando gli affossamenti l’inclinazione del terreno, i prossimi dieci metri cosa riservano, se è meglio tenere la destra, la sinistra il centro.

Però è divertente, se arrivi in fondo con tutte le giunture sane. Perché le uniche cose che mi hanno dato problemi una volta finito il ritorno “di fuoco” sono state le spalle e le giunture delle caviglie.

anello del re

Per il resto: divertentissimo percorso. E’ stato un bel semi-trail, stavolta in compagnia di Bobo a cui avevo promesso che saremmo rimasti sempre “in costa” ad una certa altimetria. Poi, quando vai sul terreno, ti accorgi che non è così. Dalla Cascina Zuccarello (poco più avanti della Castagnaccia e della Cascina Gabba) abbiamo dovuto affrontare almeno due salite mozzafiato tra cui il Monte Sarnago. Tutti i nomi che metto servono per ancorare alla realtà delle mappe un percorso che è stato a tratti onirico. Camminare tra boschi non è certo abituale per uno che vive in città, ma diventa qualcosa che ti può dare respiro. Alla fine, arrivare alla mitica quota di metri 586 del Monte dell’Orso diventa un obiettivo importante. Si può pensare che sia facile, ma gli 8 chilometri e mezzo di passeggiata per arrivare lì non sono una “passeggiata”.

Val NizzaDalla “vetta” del Monte dell’Orso – una vetta piatta e lunga, una dorsale che finisce in un piccolo monticello nella parte nord, abbiamo osservato il panorama: a nord la valle Ardivestra, a sud la Val di Nizza con la salita verso Molino Cassano che inizia sul versante Sud della valle. Quel versante dovrebbe essere la prossima meta sull’Anello del Re con S.Albano e Poggio Ferrato.

Appena prima di raggiungere il Monte dell’Orso abbiamo anche visto un fronte franoso che ci è sembrato piuttosto recente, un canalone di detriti argillosi che parte dall’alto, intaccando anche il bordo del sentiero.

Queste frane sono piuttosto comuni nella zona (parlo dal punto di vista “geologico”, se così si può dire): si vedono questi strapiombi tra il grigio e giallastro. Ce n’è una anche sul monte Calcinera nel versante che guarda la valle Ardivestra e ce n’è una che dà sulla Valle Staffora, all’altezza di Ponte Nizza, sulla collina di Piumesana.

All’andata, per fare 8,5 km  ci abbiamo messo 1 ora e 40 minuti. Al ritorno, come accennavo prima, così per divertirci, abbiamo corso lungo le discese… e poi gli ultimi 2 km – dal Castagneto – abbiamo corso e basta, fino alla meta.  Ci abbiamo messo 1 ora.

La corsa è stato un regalo bellissimo, nato da un’intuizione dovuta alla necessità di sbrigarci un po’. Volevamo infatti stare entro le tre ore. La necessità, Ἀνάγκη. “I poeti sono concordi nel descriverla come un essere inflessibile e duro“. Ma ogni tanto ci regala qualcosa.

Chiesa di Poggio Ferrato

Chiesa di Poggio Ferrato

Sul percorso: more gustosissime; caselli di avvistamento in legno scuro, alcuni addossati al bosco altri in mezzo a campi arati; una poiana di un marrone acceso che tracciava una linea dritta tra una collina e l’altra.

Poi la soddisfazione del camminare, del tracciare percorsi seguendo sentieri poco battuti, del sentirsi immersi nella natura e nell’ascoltare il silenzio, un’altra rarità nella vita moderna.

Insomma, una vera e propria benedizione.

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