Allenamento 19 Giugno. Vengo mangiato.

“Vedete, io avevo un grandissimo vantaggio sugli altri: avevo avuto la poliomielite, ed ero totalmente paralizzato. L’infiammazione era così forte che avevo anche una paralisi sensoriale. Potevo però muovere gli occhi, e anche l’udito non era stato menomato. A forza di stare a letto mi veniva la malinconia, impossibilitato com’ero a muovere qualsiasi cosa tranne le pupille.” (Milton Erickson)

La citazione è tratta da storiedicoaching. Insegna che se hai uno svantaggio, lo devi girare a tuo vantaggio.

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Titolo con doppio significato, a questa mandata. Vengo mangiato dalle zanzare e vengo mangiato nel senso di dopo cena. Nel senso che se corri sul naviglio dopo cena, permettendo al tuo corpo di digerire almeno un po’, sarà quindi una corsa nella penombra, l’ora delle zanzare. La giornata è stata intensa a livello di nuovi orizzonti che si profilano. La corsa serve anche a questo, a fare un po’ di pulizia nei pensieri che hanno turbinato da mezzogiorno in poi.

Arrivo a casa, ci prepariamo per la cena, mangiamo. Poi esco, è tardi e non so se la cena mi si riproporrà dopo aver corso. Decido di mettere in pratica quello di cui mi lamentavo nel post precedente: salto a piè pari l’andare di corsa sul naviglio. Mi ci reco in macchina e corro solo sul naviglio. Mentre sono in macchina ascolto la replica di Alaska che parla della scomparsa di Michael Hastings,  giornalista scomodo imperdonabilmente giovane per morire in un incidente d’auto, che Marina Petrillo onora con una delle sue trasmissioni di qualità.

Alle 21.40, finalmente mi avvio. Parto con l’idea di fare 7 km. Durante il primo chilometro penso: ‘ne faccio otto’. C’è caldo, molto caldo. E ci sono tanti che passeggiano, un po’ di gente in bici, ma di runner a quell’ora ce n’è pochi. Direi che ne ho contati dieci, compreso me. Molto diverso del flusso dell’ora di cena. D’altronde l’ora è tarda e chi corre a quest’ora deve averci delle motivazioni cogenti… e molto forti, comunque. La mia motivazione è duplice: primo capire che cosa potrebbe succedere al lavoro nelal seconda metà dell’anno, secondo rafforzare l’idea di un me ritrovato nella corsa. Comunque i primi due chilometri li passo per abituarmi al senso di appiccicoso e dei moscerini che mi si appiccicano addosso. Poveri loro. Vedo anche un topolino traversare la pista ciclabile, credo si tratti di un piccolo di pantegana, non è certo un topolino di campagna. Vado avanti, percorro la pista dal Gaggiolo al primo ponte mobile dopo viale Assunta e ritorno. Quando mi volto, la pista è immersa nel buio, con sprazzi di luce dell’illuminazione. Al 5° chilometro, decido che il mio allenamento finirà ai 6. Fa troppo caldo, ho tenuto un ritmo abbastanza alto e quindi va bene così. Finisco i 6K in 28’11”, buono per aver iniziato con l’obiettivo di non rimettere la cena.

Per quanto riguarda l’idea di me che corro, è il filo di interesse che fa la trama. Per questo voglio rinforzarlo, questo filo e voglio che la trama sia bella solida.

Si sa che io tendo ad avere frequenti periodi di scarico, periodi in cui non corro. Per infortuni (mai gravi, finora) o per la testa, ogni tanto mi prendo una pausa. L’unica cosa che non faccio è smettere di scrivere. Forse è questa la chiave (mia e personalissima) per dare continuità alla corsa: non rompere il filo di interesse che ho creato attorno alla corsa e con esso tenere uniti i vari periodi in cui corro, perchè la sfilacciatura  degli scarichi non abbiano a dar noia alla resa complessiva.

Sono due anni e un pezzo (da marzo 2011) che corro senza tornare completamente a zero. Ho provato vari anni a dover ricominciare dal punto in cui fai fatica a correre oltre i dieci minuti. E’ davvero una brutta sensazione ricominciare a correre da zero (tipo quando non corri da sei mesi). Ora non mi succede più. Questa è la prima cosa bella di non smettere mai di correre: salti la fase di vera sofferenza e sfrutti solo il bello della corsa.

Da aprile 2012 scrivo le mie esperienze podistiche qui. Quando sono particolarmente ispirato riesco anche a trasmettere qualche emozione. Altrimenti, comunque, tutto questo scrivere serve a me, come flusso di coscienza o come valvola di sfogo.

Senza il blog non sarei mai riuscito a fare che uno scarico di due settimane (Turchia, Settembre 2012) a due settimane dalla “gara principe” della stagione. E non avrei mai scoperto quanto fa bene fermarsi ogni tanto. Non importa quale sia la ragione: quando ci si ferma è un’occasione per rifiatare. Magari ti salta qualche appuntamento con qualche gara. Ma quello non importa, almeno se corri come corro io, cioè solo per migliorare me stesso. Se sospendi la corsa per un paio di settimane, può fare anche bene. Infatti, la Greifenseelauf del 2012 è andata oltre le mie aspettative  non solo perchè mi sono allenato e ho fatto caso a distanze e tipi di percorso durante la stagione di preparazione ma anche grazie al riposo (con 3 allenamenti turchi, di cui uno molto famoso sulla spiaggia).

Ormai ho fatto quasi il callo alle interruzioni e sono contento di una cosa: se fino all’anno scorso correre portava con sè anche l’ansia da calendario, attualmente sono molto più tranquillo riguardo le sessioni di corsa saltate. Fisso una possibile data di allenamento, se poi riesco ad andare bene, altrimenti pace. L’importante è correre almeno una volta a settimana. No stress. Quest’anno, durante la settimana, il più delle volte le mizuno rimangono lì ferme, nel corridoio di casa. Quando allaccio le loro stringhe con il doppio nodo, però, mi riallaccio all’allenamento precedente, alla sensazione che mi ha sorpreso l’ultima volta, a quel fastidio che devo cercar di dimenticare. E ogni volta che corro, rinnovo la sensazione di benessere mentale e fisico. Impagabile.

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2 thoughts on “Allenamento 19 Giugno. Vengo mangiato.

  1. Anch’io corso dopo birra, pizza, focaccia e patatine, i 7,6K a San Damiano di Brugherio. Incredibile, avrei scommesso che sarei stato male invece, birra e carboidrati hanno probabilmente dato il loro contributo. A proposito di Alaska, ci andrò fra 2 giorni. Buone corse.
    Mat

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