Palio dell’Ortica, 13 Giugno 2013

“La vita è un’opportunità d’oro. Prima lo comprenderemo, meglio sarà” – Sri Chinmoy

“Faceva il  Palio nella corsa dell’Ortica…” verrebbe da parafrasare una canzone del mitico Enzo, cantore di una Milano che un po’ ho ritrovato in questa bella serata tardo-primaverile, che si fa tardi la sera e c’è il profumo dolce dei tigli. Il Palio dell’Ortica (al minuto 1:31 passiamo con scioltezza, mentre il “forza ale’ ale’ vai” credo sia di Luciano) è stata per me una bella sorpresa. Il luogo dove si tiene, innanzitutto, offre un supporto eccezionale, con spogliatoi e pista d’atletica (che sarà protagonista, vedrete). Il centro sportivo Saini.

Terza edizione, ma sembra fatta per durare molto. L’organizzazione, poi, e’ ottima: una festa ben riuscita. Il deposito borse, ben ordinato alle spalle della tribuna, i gazebo con il ristoro, la pasta (potevate non mettere i wurstel nella psta, unica critica “da vegetariano” della serata!). Le persone addette al servizio, un ringraziamento va anche a loro, se noi runner abbiamo potuto correre senza altro pensiero.

Si respira aria di festa.  Con il programma di corsa si parte intorno alle 19,45 con la gara dei 1200m, in cui mia figlia grande debutta e soffre ma poi arriva, testarda, tra gli applausi di tutti. Io la accompagno per farle forza, correndo con i jeans. Lei non sa se ridere o piangere. Ma alla fine so che le è piaciuto partecipare attivamente alla festa. Alla testa del gruppo di questa gara vedo ragazzini che sembrano runner professionisti in miniatura. O forse sono io che sbaglio: sono runner professionisti e basta! Fanno abbastanza impressione comunque.

Poi, finiti i 1200, tocca ai piccolini con i 400 metri che – non avevo capito io – invece di svolgersi in pista, prendono dalla pista la via del parco. L’altra figlia e la cuginetta corrono insieme, anche loro debuttano nella corsa. La mia piccola viene travolta dalla sterzata del gruppo (pensava dovesse fare la pista e invece tutti fuori verso il parco!, pensavo lo stesso anch’io). Gli applausi se li merita tutti quando arriva, accompagnata per mano – correndo – una mano alla mamma e una alla ragazza che stava all’ultima svolta del percorso.

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Dopo la festa dei piccoli, inizia l’assembramento dei grandi, che nell’area di partenza occupano ottanta metri buoni di pista. Subito dopo aver visto le figlie debuttare, vado a cambiarmi negli spogliatoi per raggiungere questo assembramento. Incontro i miei compagni di squadra Adriano, Riccardo e Marina e facciamo quattro chiacchiere. Poi faccio una sgambata di dieci minuti con Bobo, per scaldarmi e rilassare un po’ le tensioni pre-gara. Infatti, mascherata sotto l’aria di festa, sento montare l’ansia della gara. La tensioe c’è. Me l’aspettavo, soprattutto adesso che è un po’ che non faccio gare. La gara è un altro mondo e i pensieri moderati e regolatori del ritmo di solito vanno a farsi benedire (almeno per quanto mi riguarda). Infatti…

Una sgambata sotto l’ultimo sole che tramonta dietro gli alberi a nord ovest della pista. Risultato: io e Bobo siamo due fontane e quando ci assembriamo insieme agli altri sulla pista, le fontane sono centinaia. Il caldo è quasi insopportabile in quella piccola calca di gente che sorride e scherza – i lazzi tra runner, i “Ciao!” a gente che non si vede da un po’ – e ci conforta il fatto che fra poco il sole scenderà. A quel punto però la corsa servirà per fuggire dalle zanzare, le 20,30 di metà giugno in un parco cittadino sono un cocktail mortale!

Mentre siamo lì quasi a chiederci quando si parte, sentiamo lo speaker fare il conto alla rovescia. Il garmin stavolta l’ho acceso per tempo ed è lì pronto a registrare la mia prestazione. Abbiamo deciso: teniamo 4’40” e poi eventualmente nell’ultimo K una accelerazione, se ne abbiamo ancora.

La prima parte della gara è sulla pista: è solo una rampa di lancio verso il parco, ben diversa dalla pista rovente che sarà una ventina di minuti dopo. Ci troviamo nella parte anteriore del gruppo ma i primi escono già dalla pista e noi abbiamo percorso metà di essa. Questo dà l’idea delle proporzioni! Per quando arriviamo all’uscita dalla pista (250 metri) ci portiamo alla velocità voluta e anzi siamo sotto. Io continuo a vedere gente intorno a me, gente che accelera e l’istinto mi dice di seguirli. Alla svolta che ci porterà sulla dirittura per uscire dal centro sportivo c’è la Cri che filma tutto, ho ancora la forza di alzare la mano e sorridere, ben diverso dal dopo, a circa 6/700 metri dall’arrivo. Io e Bobo e tutti quanti si esce dal cancello (dietro il campo da cricket?) verso il parco e da qualcuno sento dire a una ragazza “Dai forza che stai andando piano per il tuo ritmo”, io mi chiedo quale sia il suo ritmo vero visto che stiamo già correndo forte (per i miei parametri) ma d’istinto la seguo. Mi darà almeno 200 metri, alla fine, correndo in lenta ma costante accelerazione, mentro io soffro come un cane. Passato il primo chilometro  (chiuso a 4’19”) a un terzo del 2° mi trovo sul Garmin un numero che non riesco a interpretare come velocità: dice 3’56”. Sto veramente esagerando e so già che la pagherò. Intanto quella ragazza – pantaloncini grigi e maglietta bianca – l’ho superata (un altro segnale della mia pazzia nella gara), mentre mi affianco a una “runner da Marte” (mi lascerà indietro inesorabilmente anche lei) e un ragazzo (maglia arancione e pantaloncino nero) più del tipo “soffro nel tenere questo ritmo” così come sono io in questo Palio.

Arriviamo al secondo chilometro (4’22”), tocchiamio la parte più verso città e tornando indietro verso il parco una salitina (qualcuno non l’avrà nemmeno notata, io sì) mi dice: da qui inizi a soffrire. Intanto ho lasciato indietro Bobo, mi maledico mentalmente, ma vado avanti.

Un bell’allenamento mentale, i tre chilometri successivi (3°,4° e 5°), un bel banco di prova per la resistenza mentale. Solo per un attimo, nell’angolo del percorso più vicino al viale Forlanini, ho pensato che mi sarei fermato, ma ho scacciato quel pensiero. Ho visto la marziana e la ragazza sfilare ad una velocità un pelo più veloce della mia, inesorabili come il tempo che non riuscivo più a tenere. I miei parziali dico 4’35”, 4’41” e 4’41”. Intanto tenevo sotto costante riferimento il tipo con pantaloncino nero e maglietta arancione. Lui sì che ha fatto la differenza tra il tenere e il lasciare. Ho fatto bene a scegliere una maglietta così in vista, quella del ragazzo che faticava, perchè avevo iniziato a vederci meno non per la luce, ma per la lucidità. In quei 13 minuti e 57 secondi sono passato attraverso varie fasi ed emozioni, soprattutto all’inizio dove sapevo di dover rallentare ma non volevo rallentare troppo. Nel quinto chilometro ho trovato una sorta di equilibrio interiore anche per prepararmi mentalmente all’ultimo chilometro. Faccio così e faccio cosà, mi sono detto, e niente di quello che mi sono detto in quel 5° chilometro avrà un valore. Sarà una sorta di canovaccio sopra il quale improvvisare.

Innanzitutto scaldo i motori subito dopo il cartello del 5° dando un’accelerata, poi passo davanti a Cri (di nuovo), stavolta con la lingua di fuori e dicendo “che fatica” – spero non si veda troppo la faccia stravolta – e penso che fra un po’ sarà di nuovo pista. Io quella pista l’ho impressa nell’anima, per così dire – una di quelle volte che il mio carattere un po’ goliardico si era fatto vedere – per via di quei 1500m alla sperandìo ai tempi del liceo. La pista è lì, sotto i miei piedi. La si imbocca dalla dirittura dei 100 metri, che uso tutti per adeguarmi allo spirito. Poi all’altezza della linea d’arrivo (manco un giro di pista, però!), dò un ‘accelerata potente e percorro 100 metri superando un bel po’ di gente, Certo il pubblico che fa due ali  compatte mi spinge mentalmente ma fuori dal marasma, ai 100 metri, mi dò una calmata anche perchè senza la gente che fa il tio è dura. Non arrivo in fondo, se vado avanti così. Tengo un po’ di benzina per il finale. Non sto più guardando il garmin, ma piuttosto la gente che mi sta intorno. Non credo di averlo iù gauradato dal cartello dei 5. E’ un buon segno, segno che sto sentendo direttamente il corpo e l’atmosfera, traendo ispirazione. Sembra che stiano tutti pensando a quando scattare. Ma non è vero, credo, ma – omnia munda mundis – io penso che lo facciano perchè io per primo ci sto pensando. Quando scattare. E alla fine, ai 150 metri dall’arrivo, scatto, prima accelerazione decisa ma ancora controllata, poi agli 80 metri dalla fine ho superato tutti quelli che potevo e vedo uno un po’ più avanti (credo una decina di metri, forse un po’ meno) e decido di superarlo. Lo scatto diventa quasi insostenibile e ad un certo punti (30 metri?) lui si accorge di me e accelera, non si fa passare. Io non ne ho più, tengo perchè ormai manca 15, 10, 5. Arriviamo insieme sotto lo striscione di arrivo. Fantastico, non avrei mai pensato ad un arrivo così sparato. Lo ringrazio per avermi tirato la volata. (Riguardo la foto ora e vedo che mi ha dato un bel metro, il numero 225, un grande)

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Riguardando il garmin, finita la corsa, ho avuto un salto di gioia: ultimo chilometro percorso in 4’11” e i 60 metri finali (il garmin mi segna 6,06 km) in 9 secondi e 34 centesimi (a un ritmo di 2’48” a km). Il tempo finale è 26’58” (4’27”/km), un minuto sotto quel 28’ che avevo previsto di fare… Mi sono divertito un sacco e – sopratutto – lo scarico di testa è solo un pallido ricordo.

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Dopo una bella doccia, non ho avuto il coraggio di rimettermi i jeans. Mi sono presentato alle tribune della pista con maglietta Champion, l’altro pantaloncino di scorta e finte crocs marroni (io direi cola) comprate un paio di anni fa in Spagna. Mi sono seduto sulla tribuna in cui qualcuno aveva fatto una foto. Non ho fatto quella faccia, mi sono goduto l’atmosfera, anche se mano a mano la gente se ne andava. Il Palio è stato proprio una bella festa popolare per podisti/runner/corridori/agonisti/amatori!

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4 thoughts on “Palio dell’Ortica, 13 Giugno 2013

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