Allenamento 17 Marzo. The running papà Francesco.



Allenamento 17 Marzo - todo cambia

Niente bene. A occhio e croce certo non inizia bene, la sera di mercoledì 13. Alle 20, Francesco dice che sono andati a prenderlo “alla fine del mondo”. La sera prima ho letto un passaggio di “1Q84” dove si parla di “fine del mondo” e di “calci nei genitali maschili”. A come fosse doloroso riceverne; a come qualcuno – cui Aomame, personaggio principale di “1Q84”, di Murakami Haruki, aveva chiesto qual fosse la sensazione nel riceverne uno – aveva detto “è come la fine del mondo”.

Però. Però. Nulla più da eccepire: io vaneggio. Mischio letteratura e realtà. Confondo coordinate GPS e asse temporale. Francesco, però, ha ragione: se tu sposti drasticamente il centro del mondo, il mondo cambia e si sposta di conseguenza. Non a caso, nella prima omelia, papa Francesco parla di “movimento”. Probabile che lui stesso sia influenzato anche dal suo trasloco, ma l’idea di una chiesa in movimento ha un certo appeal. Di certo lui parla ai suoi cardinali, parla di rinnovare la fede nella comunità cristiana. In un certo senso, però, parla anche a tutti gli esseri umani. Il suo messaggio non è per adepti. Il movimento salva la vita. Tutta. E poi lo dice con umiltà. L’umiltà che deriva dall’essere in posizione più vicina alla terra possibile. Humus. Proprio lui che pare averla rivoluzionata con semplici gesti.

Ma non è di Jorge Mario Bergoglio che voglio parlare, né del suo nome e cognome che smuovono le gore argentine di un passato attraversato dalla dittatura dal 1976 al 1983, fonte di inqiuetudine per molti. Non è di “JMB”, dicevo, che volevo parlare. Il vincitore della palma di motivatore, infatti, è mia moglie. Infatti, a me che venerdì sera confessavo di non voler fare la Stramilano domenica 24 marzo (“manco della condizione mentale giusta”, per autocitarmi), ha saputo dire cose importanti: Ti serve, correrla. Ci lavori da tanto. Corrila senza pressione. Vacci per l’atmosfera, vacci perchè ti piace correre, vacci per correre a Milano, vacci e lascia perdere il garmin e i ritmi. Vaccis.

Insieme a mio cognato, venerdì sera davanti a un menù vegano tiravo fuori l’insano gesto di rinnegare l’obiettivo primaverile alla faccia della neve. E lui e mia moglie hanno fatto tanto d’occhi: presomi per mano come si fa con un bambino o con un minus habens (preferisco la prima), mi hanno detto papali papali: “no, no, tu vai a correre, domenica”. E così è. Insomma, sono un runner vero ora perchè un vero runner corre sopra, calpesta le difficoltà incontrate.

Il tempo passa – un weekend di variegato movimento – e si arriva a domenica pomeriggio inoltrato, 17.30, con una pioggia ghiacciata e scrosciante (un ossimoro, perchè il ghiaccio non scroscia, di solito sono spilli fitti). All’ultimo momento utile, vado a correre. La pioggia appena sopra lo zero termico scroscia quando corri in mezzo agli alberi di un parco mentre l’oscurità scende pian piano, che te ne accorgi quasi un’ora dopo. Comunque. Vado. Devo vedere che fine avevano fatto le mie gambe, dopo una settimana di trasloco mobili e piante che mi hanno fiaccato la parte superiore del corpo. Non loro, almeno non mi sembra.
Appena esco in strada, sento il freddo mordere il corpo, come se entrassi in un sacchetto in cui si faccia il sottovuoto. Però. Però. La testa, però, dice: “vediamo”. Aspetto che il garmin agganci il satellite. Non per farmi tirare, ma per farmi cronometrare. Poi il garmin lo rivedrò dopo circa 40 minuti. Vedrò il suo gonfiore osceno sotto la maglia termica (chiariamo subito che si tratta di un orologio), lo vedrò sbracciarsi per tendermi trappole tentatrici. Ma io no, non lo guarderò mai per otto chilometri otto. Di proposito evito di vedere come sto andando, per non farmi influenzare. Avvertenza per chi non mi conoscesse e leggesse per primo questo post: sono facile alle paranoie. Sento il corpo viaggiare, faccio salite e discese nel fango dell’Increa. Sono solo nel parco.

Sono solo soltanto apparentemente: il calore dimostrato dalla famiglia si sente e vince contro il gelo. Io che ho una testa piccola, inadatta a pensare, corro sulle spalle dei giganti. Ma le gambe e il fiato li metto io. Quando guardo il garmin, sono sotto i 5’/km di circa 10 secondi e non fatico a tenere quel ritmo. Da lì al 14° km decido di tenere questa andatura: che è ottima, che è un sogno. Che è mia, del mio organismo. Bellissima sensazione. Gli ultimi sei chilometri sono una carezza, mi piace vedere che sto andando bene.

azioni impossibili

azioni impossibili

Finire in 1 ora e 8 minuti i 14 chilometri è un toccasana: la testa – così persa fino a venerdì sera davanti a un burger di soia – è tornata. Anche se io non ci avrei più scommesso. Insomma, getta la maschera e fai meno il prezioso. A ‘sto giro sei “the running Francesco”. E cerca sempre di essere umile, come il nuovo papa.

Non c’è spazio qui per dire che il 17 marzo è l’anniversario dell’Unità d’Italia, però auguri. Non c’è spazio per parlare della luna che addirittura si sdoppia nel libro bellissimo che sto leggendo (“1Q84” di Murakami Haruki), però posso dire che tocca profondamente il mio animo. Quello femminile, direbbe Monica. Non c’è spazio qui perchè ora sono focalizzato sulla Stramilano. Io l’avevo detto che la testa sarebbe tornata, in un post precedente. Ma è tornata proprio quando nemmeno io ci credevo più.

Ora devo correre per andare a fare la visita che mi rilascerà il certificato per la pratica agonistica, colpevolmente lasciato come ultima ruota del carro e invece dovrebbe essere la prima cosa che uno fa. Una bella visita per l’attività agonistica, per controllare i propri parametri, che tutto vada bene e che sia a posto. Come direbbe Anne, che nel leggere queste righe mi potrebbe bonariamente maledire.

Allenamento 17 marzo - papafrancesco - Copy
Ha detto un’altra cosa, Francesco: “Non lasciamoci prendere dal pessimismo”. Questo è o non è un messaggio universale? Per chetare coloro che si dicono contrari a cotanto clamore e gioia per Francesco, potrei cantare semicitando Vasco: “Corri e fottitene del Bergoglio…”

Però questa cosa del pessimismo mi è piaciuta molto, Francesco, e non me la levo dalla testa. Mia moglie mi ha detto: te lo dico io – per anni – di non farti prendere dal pessimismo e non lo fai. Deve arrivare un papa tuo omonimo a dirtelo? Un papa?!? A te?!? A te “Franz è il mio nome e vendola libertà”.

Alla fine non vorrei aver ricevuto senza accorgermene un calcio alla fine del mondo. Mi arrivano messaggi confortanti da una persona che parla di movimento da uno scranno che ha sempre saputo di sepolcro. Ma cambia, tutto cambia. A volte per il meglio.

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ps: a occhio e croce, anche la scrittura testimonia una testa ritrovata. Ma potrebbe anche essere vanagloria.

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2 thoughts on “Allenamento 17 Marzo. The running papà Francesco.

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