Allenamento 8 Febbraio. Cucù, cucù, Orione non c’è più.

Push the sky away” (Nick Cave & The Bad Seeds)  nickcave-000027751368-u46f6i-t200x200

Insomnia magistra vitae. Come dicevo tempo fa, l’insonnia mi fa visita di primavera. Ma quest’anno ha deciso di fare due puntatine preliminari. Ormai so cosa devo fare: mi alzo, mi preparo e corro.

Anche stamattina. Sveglio dalle 3.15, aspetto invano una ricaduta nel sonno fino alle 4.45. Quindi mi alzo e mi preparo. Maglia termica maniche lunghe, tuta termica lunga, calzine e le mie azzurrone splendenti (di cui sono sempre più cotto) ai piedi.

Per fugare ogni dubbio sulla partecipazione alla Stramilano (so che è prematuro ma mi sentivo un po’ insicuro), ho deciso di fare un test lungo. Non si dovrebbe fare così, perché dai 12K dell’ultimo mese sono passato a 18K. Ma la testa lo esigeva. Allora, a garanzia del corpo, ho deciso che avrei corso tranquillamente. E così ho fatto. Solo che il “tranquillamente” è stato tutto una trattativa corpo-mente, costante per tutti i 18 chilometri. Il corpo stava bene e cercava il 4’45”, la testa (stavolta in funzione di garante) cercava di frenare, in vista della distanza più lunga.

Esco di casa e mi accorgo di una stellata ben diversa da quella di Settembre, 14 dove Orione mi si era palesato in tutta la sua stazza. Non c’è, si è dileguato. E pensare che sono solo le 5.10 del mattino e dovrebbe campeggiare. Magari è già basso tra i capannoni dell’hinterland. “Chissene…”, penso. Eppure non avevo parlato così, 5 mesi fa. Ero rimasto impressionato dalla visione. e nemmeno la luna c’è. So che sarebbe sorta più tardi, e so che sarebbe stata in guisa di falce sottilissima. Ma passo sopra la valle tangenziale e lì non c’è. Ore 5.15. Sarebbe poi apparsa alla mia vista un’ora dopo e quasi quasi stavo per riprenderla: “dove sei stata fino ad ora?”. Lascio perdere: il manto della notte, anche quello bordato di azzurro dell’alba che nasce, ha su di me un effetto anestetico.

La luna- più a est - fotografata da Monica

La luna- più a est – fotografata da Monica

Bene, dico, lasciamo perdere il cielo (tanto rimane sopra di me): concentriamoci sull’atto tecnico. Corri corri corri, passo dopo passo. Dopo il primo freddo sentito aspettando che il gps prendesse il satellite (con la cerbottana), mi scaldo all’istante, dopo 200 metri di corsa.

Taglio a metà Cologno sulla direttrice principale, anzi devio un po’ passando per Indipendenza, Cavallotti, Marche. Poi arrivo a Cascina Gobba e decido di andare verso Vimodrone, invece poi tiro dritto e mi aggancio a viale Padova.

E’ tutto un incontrare netturbini e altri lavoratori della notte, mentre piano piano dai palazzi arrivano quelli del primo turno oppure sono già in attesa di un bus alla fermata. Vedo anche un addetto alle pompe di benzina nella classica livrea grigia con fasce rosse e gialle che si reca al lavoro. Cavolo, deve essere proprio presto. D’altronde è per questo che sono diretto verso la città, perché non c’è in giro molta gente (e soprattutto non molte macchine).

Seguo il Naviglio fino all’altezza di via Ponte Nuovo, che percorro tutta fino ad arrivare nella via nuova del quartiere tutto palazzoni (mi dicono che costruiranno piscine e servizi, sempre dopo, penso io) che mi rimanda certi flash dai libri di James Graham Ballard – più Condominium che Millenium People.

Per quanto riguarda le gambe, stanno bene fino al 14° chilometro, poi inizia a sentirsi la fatica. Deve essere anche perché sospetto un pezzo di falsopiano nel percorrere il ritorno verso nord. Ma aldilà di quattro chilometri sopra i 5’/km, riesco poi a riportarmi su questa andatura per i chilometri finali. E questa è una garanzia ulteriore.

Alla fine sento le gambe (minimo, perché il rischio nell’aumentare del 50% la distanza di botto era alto) e più tardi – dopo lo stretching, dopo la doccia, dopo la colazione, dopo il viaggio verso la giornata che incomincia – il dolore si stabilizza nel polpaccio sinistro. Semplice dolore da sforzo esagerato. Passerà, ne sono passati di molto peggio.

Questo test è stato doppiamente interessante: ho corso in città e sono riuscito a buttarmi oltre la “comfort zone”, scoprendo che non è poi così male. Restano sei settimane per fare qualche lavoro di qualità, qualche lavoro veloce e qualcuno lungo.

Dati tecnici dell’allenamento – 8 Febbraio 
Chilometri: 18,16 chilometri
Tempo: 1h30’39”
Media al km: 4’59”
Ora di partenza: 5.13
Temperatura: fredda (intorno allo 0°)
Umidità: bassa

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One thought on “Allenamento 8 Febbraio. Cucù, cucù, Orione non c’è più.

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