Fortemente Off Topic /11 This post has no title.

(or maybe “Learning to fly”)

Non mi piace quando fa quella faccia delusa; quando non mi rivolge lo sguardo per più di 5 minuti e quando é immersa in pensieri così negativi da non rendersi conto quanta energia può mettere in quello che le piace fare. La mente è anche questo: un argine. La depressione è un fiume minaccioso che scorre dentro ognuno di noi, pronto ad uscire dagli argini di una vita attiva e ricoprire tutto con il limo della presa di coscienza. La presa di coscienza che la vita è prima illusione, prospettiva e aspettativa, solo dopo diventa realizzazione, implementazione, costruzione.

La mente è un congegno così complesso che quasi sorprende che non siamo tutti depressi, che qualcuno riesca a non caderci, che qualcuno si salvi dall’oscurità. Forse perché chi prova almeno una volta a non vedere altro che nero intorno, si rende conto che la vita è in bilico. Chi prova una cosa così, dopo è pronto a risollevarsi dal nadir e giungere allo zenith, almeno un po’ di volte. Su è giù, sui e giù. Non a caso uno dei sintomi della depressione è questo continuo passaggio da momenti di felicità a momenti nerissimi. Un individuo che ha toccato il nadir è come un pendolo che, mosso dalla posizione di staticità, ci mette un po’ a ritrovare lo stato di quiete.

Mi spiace constatare che spesso la realtà è molto diversa da ciò che immaginiamo, che ci si trova a confrontarsi con modelli mentali che giorno per giorno sublimano una relazione, una persona, un viso, un corpo. Fino al giorno del redde rationem, fino al giorno in cui ci si rende conto che era tutta una costruzione mentale interna a te stesso. E quanto fiato sprecato a spiegare, a qualche amico malcapitato, le ragioni della propria devozione verso un’idea: è così per un rapporto d’amore, per l’attaccamento ad un’idea, ad un concetto di divinità. A volte le tre cose coincidono, come a prova del fatto che è una questione mentale tutta interna all’uomo che proietta immagini nere sulla parete della caverna dove si è cacciato, più o meno con le proprie mani.

Gabbiano sulla Torre di Galata, Istanbul

Ho paura che sia vero quel detto che dice che uno inizia a dare buoni consigli quando non è più in grado di dare il cattivo esempio. Ho paura anche solo di pensare che la mia mente stia cercando di aderire a modelli statici, perché questo orientamento mentale improntato alla staticità è l’inizio della ricerca di dio e del senso ultimo della vita. La vita non ha senso se non nel cercare la bellezza, vivere per la bellezza, coltivare una propria bellezza, dinamica, senza cercarvi un significato derivato (un ”dio”) per forza. Quello che uno deve fare è continuare ad imparare a volare, a non dare nulla per scontato, a cambiare punto di vista per cercare una soluzione a tutto. A volte sono così fermo, da farmi quasi paura. Come se non dovessi muovermi più. Quando poi mi muovo, penso che in fondo è stato facile farlo e allora penso che la mia mente è intrisa miscela chimiche diverse. A volte mi prende quella sbagliata, una sorta di veleno immobilizzante micidiale. Quando torno a volare con le mie possenti ali, però, da lassù è bellissimo.

_________

(Apparso su understatement in data 21 Febbraio 2008)

Annunci

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...