Allenamento 4 Gennaio. Perdere sovranità

“Restiamo umani.” (VittorioVik UtopiaArrigoni)

Avvertenza: un rumore sospetto, un cigolio come di porta che gira su un cardine mal oliato (la porta di ferro sul pianerottolo esterno sulla tromba delle scale), mi sveglia alle quattro. Da lì, non c’è più stata speranza. la chiamano insonnia vigile (non è vero, l’ho inventato adesso ma rende l’idea): quando hai l’attenzione a mille giri e potresti vedere il buio girare intorno a te pixel per pixel. Il fatto è che  da tre anni soffro di insonnia, diciamo una decina di notti all’anno mi fa star sveglio (dalle 2 o dalle 3, dipende). Di solito succede verso primavera, hai un bel dire che si tratta del risveglio dovuto alla primavera il 4 gennaio. A parte ciò, io mi sono organizzato: il primo anno stavo lì come uno stoccafisso a guardare non so bene cosa, il secondo avevo capito cosa dovevo fare e dividevo il tempo in pensieri e letture. Questo è il terzo anno di “insonnia conclamata” e – se il buon giorno si vede dal mattino – quest’anno sarà lunga. Già altre volte avevo usato la veglia per pensare a testi. Ma questa mattina mi sono superato: ho prodotto ben due post. Tutti e due nella mia testa. Sapete quel lavoro di scrivi e sposta, taglia e incolla che si fa su carta o a computer. Stamattina era tutto nella mia testa. Prima di uscire a correre, ho voluto scrivere qualche appunto su un foglietto di carta, giusto per non perdere traccia. Il secondo post (Off Topic) uscirà domenica. Ho sempre sognato di tenere una rubrica domenicale, almeno fare finta per una domenica di averne una. Potrei spostare il blocco degli Off Topic di domenica (ad avere il tempo di pensare ben un post a settimana in tale rubrica). Se mi trovate un tantino traslucido, sappiate che mentre scrivevo queste note ero sotto l’effetto di una veglia notturna che perdurava da 2 ore, aggravata dalla trasposizione di queste mie 3 ore dopo.

Dopo la lunga avvertenza, veniamo a noi, al titolo che parla di “sovranità”. Avete presente quelle spille che qualcuno portava appuntate sulla giacca e recitavano: “Vuoi perdere peso? Chiedimi come.” Bene, il gioco è fatto se al posto di ‘peso’ mette il vocabolo ‘sovranità’. Infatti vorrei incontrarne qualcuno che mi spieghi come faccio a perdere sovranità decisionale sugli allenamenti che faccio a favore di una persona (dicasi “coach”) che da lì in poi avrebbe potere assoluto su tempi e modi di allenamento. La fermerei, quella persona, e la supplicherei di dirmi tutto e subito.

"Restiamo umani"

“Restiamo umani”

So che dare questa fiducia a qualcuno “esterno a me” sarà il prossimo passo mentale della consapevolezza che sto costruendo riguardo le mie potenzialità podistiche. Farlo, vorrà dire che mi fido completamente della mia tenuta mentale e – basandomi sui tempi – potrei seguire un coach. Avevo già scritto che per ora mi sto facendo un po’ da coach da solo, prendendo spunti da persone che seguo su twitter e sui blog e dalla mia cautela (eccessiva ma non troppo), ma so che da un certo livello in poi non basterà più.

Il concetto di perdere sovranità è vecchio, è un po’ come la vecchia guerra fredda, la logica a blocchi (io/tu oppure noi/loro). Se c’è una mente, ed è condivisa, non si perde sovranità. Si acquista forza, esperienza, saggezza perfino.

E so anche che fra un po’ un coach esterno sarà d’obbligo. Non potrò fare tutto da solo. L’ho capito ieri mattina (4 Gen).

Qui arrivo all’allenamento: l’allenamento di 8,7 km è stato suddiviso in 2K a 4’55” di riscaldamento, poi 1K a 4’07”, 1K a 4’45”, 1K a 4’11”, 1K a 4’45”, 1K a 4’14” 1K a 4’50” e 700 metri a 4’26”. Media totale 4’36”, tempo totale 40 minuti. Un allenamento da piangere di gioia, con il Garmin che mi dice cose diverse da quelle che pensavo sulla mia condizione fisica, e sono cose migliori. 🙂

Dati allenamento su Garmin Connect

Quando dopo 8,7K quasi piangevo di gioia alla luce azzurrina del Forerunner 210. E alla luce dalle dita di rosa di un alba incipiente, ho pensato: “Se riesco a provare emozioni verso un dispositivo elettronico, figuriamoci che esplosione sarebbe avere una persona vera dall’altra parte” (non al polso – perché sarebbe scomodo portare un essere umano su una parte tanto sottile – ma dall’altra parte del medium, diciamo, etere, tastiera, telefono, un plexiglas di una sala colloqui, “the next thing” – dipenderà da dove mi richiuderanno, ma tenete sempre in mente che sono sveglio, anzi “sono risveglio”).

L’idea è quella di restare umani. Per me, un po’ anche di diventarci, un po’ più umano. E questo nodo passa dalla fiducia verso il prossimo.

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