Allenamenti turchi: I cani di Patara.

(Una reminiscenza, per ammazzare il tempo che mi divide dalla prossima corsa. Che sarà la prima, in un certo senso.)

“I cani di Patara.”

Ti eri già accorto nei giorni precedenti che i cani sciolti sono una caratteristica di Patara.
Ti metti a correre, di mattina di buon’ora, e vedi i soliti due cani del paese. Ti viene in mente la definizione “Cani bene comune”, così trendy, così fashion. Qua il concetto di “bene comune” ha il sapore che aveva nel Novecento: è ancora il bene per la Patria, è la Turchia kemalista che respira ancora, nonostante le avanzate dei musulmani, è il meraviglioso impianto laico che parla da tutti i manifesti, statue e statuine, libri biografici su Mustafà Kemal Ataturk***. Il bene comune ha ancora un confine ben preciso – qua in Turchia – ha ancora un senso laicamente escatologico.

No big deal, dico per i cani. Questi sono cani che mordono i vestiti delle donne ma lasciano stare tutti gli altri. Ne sei testimone, l’hai visto il giorno precedente: cani che mordono i bordi delle gonne e dei parei delle turiste che albergano in questo paesino così strano, un paesino che non si chiama nemmeno Patara ma tutti lo chiamano così per via della spiaggia.

Uscito dal paesino (non ci vuole molto) percorri un tratto di strada che porta al mare. Poi ti infili su una strada sterrata solo perchè è in salita e vuoi vedere il panorama dall’alto (“com’è bello il panorama visto dall’alto” dice Lorenzo).

Vedi che la strada arriva ad un palazzaccio verde fondo di magazzino (sennò perchè l’avrebbero scelto?), segno della speculazione incipiente per ora rimandata dal governo turco, ancora dinamico, ancora dirigista. Oppure è Ataturk stesso che parla: “Il sito archeologico va preservato dalla speculazione edilizia”. Il pensiero che ci possa essere un cane ti sfiora appena.

Chissà per quanto tempo resisteranno alla lobby del turismo, – ti distrai – si chiede lo smagato e cinico occidentale che nella sua vita (meschina) ne ha viste di ogni, persino crescere un grattacielo a Cernusco sul Naviglio, negli anni (sarà stati cinque o sei anni fa) in cui Cernusco si dichiarava il paradiso in terra martesana.

la spiaggia con l’unico insediamento balneare su 15 km

Lasciamo la Martesana e torniamo in Asia, alla spiaggia di Patara, nell’angolino sud occidentale della Turchia. Una spiaggia di 15 km, “tuta d’or e [minga] piccinina”. Una spiaggia e un mare fantastico, tombe licie e rovine romane in un crescendo di offerte paesaggistiche. La spiaggia di Patara è tanto bella che il giorno prima eri impazzito e avevi corso sulla battigia a piedi nudi per 45 minuti sotto il sole in orario centralissimo della giornata. Ero arrivato nel nulla. Nulla dietro, la “civiltà” del piccolo stabilimento balneare non si vedeva più. Nulla davanti, non si vedeva la fine di questa spiaggia. Eri tornato indietro e avevi capito di avere fatto una stupidata.

Oggi, invece, il sole si sta alzando e tu con lui, che ti alzi sulla parete di questa collina. E il pensiero del cane non fa in tempo a tornare. Anzi, per la precisione tu stai giocando al rialzo col pensiero di un cane – sconosciuto stavolta – e lo vedi, in fondo alla discesa che porta al palazzaccio. E lui ti vede. Girarsi e correre non è possibile. 100 metri per un cane di taglia medio-grossa. Bolt! E’ già qui.

Quindi osservi la coda. Scodinzola. – Bene, ti dici, buon segno. Poi arriva festoso e tu abbassi la mano, ci giochi. Lui sgagna con dolcezza, tu infili il calzino arrotolato sulla mano e ripieno di cellulare e fazzoletti nella sua bocca. Lui continua a giocare, la cosa per un po’ è divertente. Un minuto e lui ti fa le feste. Poi se ne va il secondo minuto e pure il terzo.

Inizi a romperti, un po’. Quindi provi a dire al cane “Dai corriamo insieme”, provi ad andare e lui ti si intramezza nelle gambe, rischi il capitombolo. Resti lì a giocare per un po’. Il runner che è in te inizia a essere veramente arrabbiato. A quel punto ti ordina di fare qualcosa: allora tu provi a gridare “Oh!”.

Anzi, forse “Oooh!”.

E il cane – che non morde solo le gonne ma che gioca e interagisce – quasi inaspettatamente si gira e fugge terrorizzato. Chissà che cosa fanno a quel povero cane pechè fuggisse così a un semplice “Oooh!”!?!

Scendi dalla collina e ti dirigi verso la spiaggia che dista 1 km e rotti. All’altezza del teatro romano, senti abbaiare altri cani. Per un po’ vai avanti ma quando il campo si fa troppo aperto (e un cane potrebbe tagliare per i campi) decidi che è troppo. A quel punto l’allenamento sarebbe rovinato totalmente, sarebbero più i danni della frammentazione rispetto ai benefici dell’essere uscito a correre.

Torni al paesino e provi a correre ancora un po’, in direzione della statale che passa più a nord, per racimolare i tre quarti d’ora. Arrivi in fondo al paese. Due cani (piccoli) ti sbarrano la strada. Non è tanto per il pericolo, questi li reputi cani facili al pedaggio (anche se non sei un violento, non si sa mai). Ma è l’essere fermati ancora: pensi che non sia il caso di continuare. Ti giri e torni verso l’albergo. 35 minuti di corsa. Niente da fare: i cani di Patara rompono davvero troppo.

Torni in stanza, la famiglia si sta svegliando alla spicciolata in una stanza inondata dal sole. “Come è andata?” “Bene, ma c’erano i cani di Patara che…” poi ti infili sotto la doccia e pensi a come scrivere questo pezzo.

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*** ho inserito il sito in inglese perchè più completo di informazioni

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2 thoughts on “Allenamenti turchi: I cani di Patara.

    • A me questo titolo (e ce l’ho in mente da 2 mesi e mezzo!) mi fa sempre venire in mente “I treni di Tozeur”, quindi va direttamente sotto Battiato (via Alice). “Nei canili di frontiera…” e tuto il resto :)))

      Per Fossati, avrei dovuto titolare “La costruzione di Patara”. Finardi non so, ma ci si può lavorare.

      Altrimenti Claudio Lolli, tipo “Ho visto anche canidi felici corrersi dietro in Patara square!

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