Porci obiettivi

«Chi conserva la facoltà di vedere la bellezza non invecchia» (F.Kafka)

Ho notato che, nella mia attività sportiva, mi viene bene pormi obiettivi fattibili. Sono abbastanza modesto, non mi monto troppo la testa. Guardo troppo in cielo per diventare arrogante. Intanto però corro e le mie gambe macinano: non grossi volumi di corsa, però quest’anno mi dovrei avvicinare ai 1000 km in un anno per la prima volta nella mia vita. (Questo può essere la base per raggiungere i 1500 km l’anno prossimo. Chi lo sa?)

Come funziona con gli obiettivi nella corsa? Ne ho alcuni a medio termine, che originano il day-by-day ed altri a lungo/lunghissimo termine. Dei primi mi occupo, decidendo di volta in volta cosa fare da qui a 2/4mesi. Ad esempio, la mezza da correre. Oppure adesso i due mesi in cui cercherò di velocizzare i 10K. E questo servirà per la preparazione della prossima mezza. Come in un circolo virtuoso. Dei secondi non mi occupo mai, sono più che altro visioni, casti cantucci della mente: tipo correre una maratona, partecipare a gare sui 10K in maniera competitiva, correre a 4’/km anche per lunghe distanze. Sono abbozzi di futuro.

Ma ho scoperto che ciò che vale per la corsa, vale per la vita. Raggiungere un obiettivo nella corsa aiuta a capire che si è ancora integri. Aiuta a comprendere che se ci si focalizza, la forza di fare c’è. E inoltre ti fa capire che se ti metti a fare, ci sarà sempre qualcuno pronto a sostenerti.

Basta rendersi conto che all’interno di ognuno di noi c’è un nucleo incorruttibile. Il nucleo è quella parte di noi che non invecchia mai e che ci permette di vedere la bellezza. Bisogna fare in modo da restare lucidi e mettere a fuoco la bellezza. Spesso mi sono trovato chiuso in me e disperato. Nell’ambito lavorativo, a volte mi sento ancora così.

Devo usare la corsa come un piede di porco, per far riemergere quel nucleo integro di significato che a volte lascio colpevolmente affoggare in molti dubbi. Come per la corsa, nella vita lavorativa dovrei pormi obiettivi di medio termine per generare il day-by-day. Nel frattempo dovrei avere in mente un obiettivo più grande, che prima o poi maturerà come un frutto e io sarò pronto a cogliere. Come se fosse il coronamento di tutto un arco di vita.

A volte può sembrare di partire dai pezzi sparsi di un puzzle. Come si fa a partire a ragionare su obiettivi a medio termine se si è fermi sul senso quotidiano? Eppure è proprio così. Bisogna partire dai pezzi e con pazienza metterli insieme. Prima saranno tante isolette separate di pezzi, poi piano piano il senso del tutto apparirà. Mi viene in mente il puzzle “Wo ist Walter?”, dove Walter si nasconde in un paesaggio pieno di tappeti volanti e minareti***. Beh, alla fine Walter salta fuori. Ma si deve comporre il puzzle per intero e poi acuire la vista.

C’è uno strumento che può aiutare a mettersi in movimento. Lo strumento è fare sempre le cose al meglio che si può. Così come faccio per la corsa: non è il meglio assoluto, ma è il meglio che riesco a fare. Prendere un pezzetto di puzzle e cercare di incastrarlo con gli altri. Con convinzione.

Con viso aperto e con la coscienza a posto e la soddisfazione di averlo fatto. Solo una sana e consapevole soddisfazione salva l’individuo dallo stress e dall’azione castrante del chiudersi in sè.

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*** in realtà, come il link dimostra, ci sono tante versioni di “Wo ist Walter?”

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