1h 44’ 56’’

Quando ho visto l’ora all’arrivo, non ci potevo credere. Dopo un mare di pioggia e con una tosse brutta buscata nell’ultimo allenamento di mercoledì, mi sono trovato a concludere la mia prima mezza con un tempo incredibile. Unglaublich.

1 ora 44 minuti e 56 secondi.

Senza riferimenti cronografici, sono andato a sensazione, seguendo questo o quel corridore che più mi si adattava in quel momento. Quando sono passato ai 10 km in 48’53’’ ho pensato che avevo ucciso la mia corsa, dopo un mese a scervellarmi su come impostare l’andatura. Mi sono detto che era tutto sfumato e che tempo 4 o 5 km e mi sarei trovato senza benzina.

Invece, corroborato con oculatezza da Rivella Marathon e pezzi di banana, sono riuscito a tenere sostanzialmente il ritmo, scontando nella seconda parte (11,1K in 56’03’’) la stanchezza e la maggior ondulatezza del percorso.

La gara era iniziata in autostrada, quando una coda di mezz’ora ci ha fatto capire che avremmo dovuto correre per andare a ritirare il pettorale, andare in palestra e correre alla partenza. Così non ho avuto tempo di pensare. Solo quando mi sono trovato in mezzo alla palestra insieme a mille sconosciuti, con file di borse che facevano da mosaico, in pantaloncini e maglietta e scarpe, ho capito cosa ero lì a fare veramente. Il pettorale ha fatto il resto: io e Tocrito siamo andati alla partenza, perdendo di un soffio lo scaglione delle 15:41 cui ero destinato. Quindi, otto minuti più tardi partiamo con il pacemaker delle 2 ore, che lasciamo indietro dopo circa 500 metri di corsa. E inizio così a costruire la mia corsa, ascoltando il mio corpo e cercando di adattare il ritmo alla situazione circostante. Infatti ogni volta che ho dovuto superare un gruppo più lento, ho trovato sempre lenergia per lo sprint. Non mi sono mai trovato in vera difficoltà e questo è indice di un buon allenamento fai-da-te.

Però ragazzi, la gente che era lì a vederci passare era fantastica: con 13° C e una pioggia a tratti torrenziale, era lì che incitava tutti i corridori, un lungo serpentone che si dipanava lungo strade sterrate (e fangose) e piste ciclabili. Pioveva talmente tanto che usavo i bicchieri d’acqua per farmi una doccia per pulirmi via il fastidio delle gocce appiccicose.

Dal chilometro 11 al chilometro 18 è stato come correre nell’incertezza, per via dei dubbi lasciati dal passaggio ai 10K. Ma la crisi non arrivava. Poi ho attaccato la salita.

L’ultima salita, quella che temevo, alla fine era lunga un chilometro, con 500 metri abbastanza duri, se non si arrivava lì con la giusta motivazione. Ebbene, a metà del pezzo duro di salita c’era una banda di 15 o 20 elementi che suonava. E mi ha dato l’”extra-boost” che mi ha portato in cima a scollinare, vicino al centro di Uster.

Allo scollinamento (1,1 dalla fine) mi sono messo a correre a capofitto. Ho capito sul salitone che quello che mi mancava me l’aveva dato l’adrenalina e il calore della gente. E ho capito che mi stavo divertendo veramente tanto. A mezzo chilometro dall’arrivo, ho superato il pacemaker dell’ora e 55 minuti che era partito 8 minuti prima di me e ho avuto la premonizione di ciò che avrei visto di lì a poco sul tabellone all’arrivo della Greifensselauf 2012. Una volta arrivato sul tratto finale (quello ripreso dalle telecamere) ho trovato un orario molto, molto interessante  17:34:15 (che era per me 1h45’15’’ ma poi corretto in 1h44’56’’ dal fido chip). Contento prima, figuriamoci dopo quando il chip mi  ha messo sotto l’ora e 45.

Della fatica e freddo patiti nel ritorno in palestra e della doccia ghiacciata non vi parlerò. Camminavo a due metri da terra, tanto ero felice. Sto lentamente tornando sulla terra, mentre c’è già chi mi ha invitato dunque a scendere sotto l’ora e trenta in 16 mesi. Obiettivi e ancora obiettivi. Così si va avanti. Il mio nei prossimi due mesi è abbassare il tempo sui 10K.

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9 risposte a "1h 44’ 56’’"

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