Il Conte Zlatan

Ecco cosa ha detto veramente il conte Zlatan: “Io sono io, e voi non siete un cazzo“.

Vedete cosa rovina il calcio? Dare visibilità a questi personaggi che pesano tanto quanti soldi fanno girare. Dal ginocchio di Cristiano alla sindrome narcisistica di Zlatan, poi i protagonisti di queste manfrine fanno la doccia solare al proprio ego. I

Il modello di business del calcio va cambiato: troppi soldi su un singolo giocatore. Poi devi assumere il tecnico inviso che sa fare il lavoro del buttafuori. Sarri ce la fa, ma ve lo immaginate Pioli a gestire uno come Zlatan?

   Come fanno a crescere umili, se il calcio è diventato palcoscenico? Qual è il vero senso dello sport, se poi viene ricordato chi impreca, insulta e irriverisce?

IPERCOOP

“È quasi ora di chiusura, non c’è nessuno. A parte i 3 barboni, Giulietta e Romeo e io.” (AkaB)

E io! – vorrei gridare.

E io! Ci sono io. Quando c’è la partita di Champions o una serale di Serie A. All’ultima con il City insieme a me c’era un vecchio con un bicchiere da whisky ormai vuoto. Ed io le mani sporche – come la coscienza – di double whopper e relativa salsa. Come la nostra vita. Eravamo soli, l’ultimo commesso aveva serrato la serranda molto prima. Ci guardavano dietro schermi remoti guardie immobili, forse solo l’idea, più che altro.

#IperCoop #AkaB ILLUSTRATI da leggere http://illustrati.logosedizioni.it/numeri/60/ipercoop/

Sereno, poco nuvoloso

“Sei la cosa più bella che non ho / sul mio chiodo fisso ho appeso una tua foto” #Running

Da una decina di giorni, sono tornato a vedere la gente che corre come miei simili. Fino ad allora, negli ultimi mesi li vedevo e mi chiedevo: ‘Che ci fanno lì?’ (perchè io tutto sommato fermo ci stavo bene). Mi chiedevo seriamente cosa ci trovassero. Io! Non potete capire che sensazione di alienazione e spaesamento.

Ieri, come a conferma di questo riavvicinamento, sono riuscito a correre: 40 minuti tranquilli con una piccola pausa di cammino – davanti al crocifisso, per chi gira intorno a Linate aeroporto – posta circa a metà percorso. Circa 7 chilometri e mezzo. Non ho fatto partire il Garmin, i chilometri che ho fatto li so già di mio per aver lasciato il solco negli anni. Non ho fatto partire il Garmin, è un anno in cui è meglio che non mi stresso troppo. Non ho fatto partire il Garmin, tutto ciò che concerne l’ora mi fa danno.

Parto alle 16:42, lo scorcio finale di Samp-Atalanta nelle orecchie da Radio 1 Rai, la maglietta della Germania di Italia ’90, io che penso di contribuire alla Wiederstand orobica in quel di Genova come un Robin Gosens (ma io sono un’ala sinistra anni ’80, più Elkjaer). Poi la partita finisce e più tardi ancora, dopo una perdita di ricezione, la radio si sintonizza sulla frequenza di Radio 2.

Trovo una trasmissione ‘ggiovane’ e, in fondo a quella, questa perla di Gio Evan. Che mi frana addosso e si conclude alle 17:22. 

Ci sono corse serendipiche, cioè serene ed epiche. Sono quelle in cui le immagini mi si affastellano nella mente e poi io ne scrivo sul mio piccolo angolo personale dedicato al running, alla vita.

Invasione del Rojava – Lettera aperta della famiglia di Têkoşer

Lettera aperta della famiglia di Orso in merito all’invasione turca del Rojava

https://www.infoaut.org/conflitti-globali/lettera-aperta-della-famiglia-di-orso-in-merito-all-invasione-turca-del-rojava

Lorenzo, nostro figlio e fratello, è morto il 18 marzo 2019 in Rojava combattendo a fianco dei curdi e delle forze confederate della Siria contro l’ISIS e gli ultimi resti il califfato. La sua storia, la storia di un giovane che partendo da Rifredi, quartiere di Firenze, aveva deciso di lasciare tutto, la sua città, casa, lavoro, famiglia, amici… per sostenere il popolo curdo in questa lotta ha emozionato molte persone.

Vi scriviamo per chiedervi: volete abbandonare chi ha combattuto l’Isis?

Lorenzo è stato riconosciuto come un esempio di partigiano internazionalista e antifascista, che ha scelto da che parte stare e di schierarsi concretamente andando a combattere dove c’era bisogno di lottare per sradicare il fascismo che in quelle aree si stava affermando nelle forme dell’Isis e delle forze che lo sostengono. Attraverso la sua scelta di vita e la sua morte ha fatto conoscere a tanti la realtà che si sta costruendo nel Rojava, nella zona nord-est della Siria, dove la democrazia che nasce dal basso, fondata sul rispetto delle diversità sociali e culturali, per una parità reale tra uomo e donna, sulla autogestione, sulla economia sociale si sta affermando.

Non tutti forse lo sanno, questa realtà si chiama Confederalismo Democratico ed è un laboratorio sociale che nasce dalle idee di Ocalan, leader curdo del PKK imprigionato da 25 anni nelle prigioni turche, senza il minimo rispetto dei suoi diritti e delle sue garanzie. È un esempio di coesistenza tra i popoli e quindi porta pace e sicurezza in un’area sociale così instabile e travagliata, scossa da attentati, conflitti, stragi… Ora questa realtà, costruita col sangue di oltre 11.000 curdi e 36 volontari nternazionali, è minacciata e potrebbe essere distrutta.

L’esercito turco e i gruppi paramilitari che Erdogan sostiene nell’area -che non sono altro che un altro modo con cui l’ISIS prova a riproporsi- si stanno preparando ad attaccare il Rojava per eliminare la rivoluzione curda e tutto quello che rappresenta.

Questa aggressione militare turca si può ancora fermare, se c’è una mobilitazione generale.

Vi chiediamo: se abbiamo pianto per Lorenzo riconoscendo la bellezza del suo gesto davvero non vogliamo fare nulla per impedire questa nuova guerra ?

Abbiamo ancora voglia di scendere in piazza, protestare, gridare il nostro sdegno e la nostra rabbia indicando i mandanti e le colpe, mostrando la nostra voglia di un mondo più giusto e umano? Il governo italiano prenderà posizione? E la Regione Toscana? E il comune di Firenze?

Tutto serve per fermare questa aggressione e serve ora. Lorenzo ha combattuto a Afrin nel 2018, dove sono stati migliaia i morti causati dall’invasione turca: vogliamo continuare a sostenere Erdogan, l’esercito turco e l’Isis in questa guerra ingiusta fornendo armi con le nostre fabbriche e soldi dell’Unione Europea per non aprire il corridoio balcanico ai migranti ?

Molti hanno pianto per Lorenzo-Orso Têkoşer combattente colpiti dalla sua morte, ma ora potrebbe morire nuovamente e con lui tanti giovani curdi e altri popoli che vivono nel Rojava. Non facciamolo morire nuovamente, facendo morire gli ideali e la causa per la quale si è sacrificato.

Lorenzo ci ha mostrato che nessuna causa è così lontana e così estranea alla nostra vita e che spesso è questione di scelte.

Alessandro, Annalisa e Chiara Orsetti

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