A walk of fame

“Niente rimane sepolto per sempre”

Anni fa lessi “American Tabloid” di James Ellroy: mi piacque fino a un certo punto. Poi un mese fa lessi “Perfidia”, di James Ellroy: mi piacque fino a un certo punto. Allora mi chiesi come mai mi ostinassi a leggere i libri di James Ellroy.

Ammetto che l’ambientazione dei suoi romanzi favorisce  in me quell’inclinazione allo studio delle mappe geografiche e piante di città che da sempre mi attira. Inoltre Los Angeles è una città perfetta per provare quell’attrazione, dopo una lunga passeggiata fatta l’anno scorso in quella città. Città pericolosa, città patchwork, città di svincoli e incroci.

Una passeggiata di 16 chilometri, o dovrei dire 10 miglia: partendo dalla Hollywood Walk of Fame e con punto d’arrivo la parte sud di downtown, concatenai una serie di luoghi che ora leggendo i libri di Ellroy prendono vita e si espandono nel mio vissuto, se possibile, con altri svincoli e incroci, di cui ora possiedo una chiave per decrittarli.

Come se in quella passeggiata ci fossero già i semi di una pianta che stava crescendo: gli scenari che facevano da sfondo alla mia passeggiata, nei libri di Ellroy pulsano di sangue e morte, ma anche di perfidia, di passione, di follia e attaccamento alla vita.

Sono particolarmente caro a Wilshire Boulevard, all’incrocio con la Western Avenue che ho percorso dritta dritta per chilometri. Svoltando su Wilshire (sotto il Wiltern) mi sembrava di arrivare in un’altra città, scintillante questa, dopo aver lasciato sobborghi dei colchoneros losangelini (una tratta di 2 o 3 chilometri di negozi specializzati in vendita di materassi). Isolati polverosi nel sole di un tardo pomeriggio di luglio. Dal Wiltern, tagliai gli isolati, ritrovandomi a Irolo Street e arrivando a Pico Boulevard.

Sempre più vicino alla metà e ai grattacieli di downtown, passai per il El Salvador Community Corridor (ma all’epoca non conoscevo il nome). Coppie di anziani cercavano cibo nei cestini della spazzatura, ma quel breve scorcio, un paio di isolati, mi diede il senso di una comunità dignitosa e fiera delle proprie origini. Io ne tagliai trasversalmente la testa da ovest a est, mentre il corridoio largo si sviluppa nord-sud per una dozzina di isolati (dalla 11th a West Adams boulevard).

Non arrivai mai al cuore di Los Angeles, non alla City Hall per dire che stava a 3 o 4 chilometri da noi, ma quasi. Pershing Square era a un miglio o poco più da Olive Street, dove alloggiammo. Eravamo all’incirca nel ventricolo destro di LA.

Volevo vederci chiaro, su Ellroy. Così venni a sapere della sua storia personale e della sua ossessione. Di come sia potuto diventare lo scrittore monomaniaco delle vicende oscure di Los Angeles.

Ellroy ha scritto due trilogie e una tetralogia su LA, quindi decisi che forse era meglio cominciare dall’inizio. Lessi il primo romanzo della prima trilogia. “Dalia Nera” (1987), punto di arrivo di quella ossessione durata decenni.

Poi iniziai a leggere “I miei luoghi oscuri”, un testo biografico sulla madre e sull’uomo nero che l’ammazzò e sulle ricerche che lui stesso fece a partire dal 1994, aiutato da un ex-poliziotto, Bill Stoner. Ellroy aveva trasformato la sua ossessione e la sua vita incasinata in migliaia di pagine, nella sua narrativa.

Ora ho la sensazione di essere vicino al cuore della questione: come si fa a trasformare una vita in produzione letteraria?

Niente rimane sepolto per sempre. Ho l’impressione che se non le fai uscire tu, le tue ossessioni troveranno il modo di esprimersi.

American Pastoral. A Plot to a Sequel.

“Pastorale Americana”

Plot per un sequel.

Capitolo 1. (Reprise delle precedenti puntate) Lo svedese.

Capitolo 2. Lo svizzero.

Capitolo 3. Lo swahili.

Capitolo 4. Lo svizzero.

Capitolo 5. Lo turco.

Capitolo 6. Lo ungherese.

Capitolo 7. Lo vietnamita.  

Capitolo 8. Lo yemenita.

Capitolo 9. Lo zimbabwense.

Capitolo 10. Lo albanese.

Capitolo 11. Lo azerbaigiano.

Capitolo 12. Lo bengalo.

Capitolo 13. Lo bosgnacco.

Capitolo 14. Lo bretone.

Capitolo 15. Lo cileno.

Capitolo 16. Lo cinese.

Capitolo 17. Lo cubano.

Capitolo 18. Lo danese.

Capitolo 19. Lo etiope.

Capitolo 20. Lo franco.

Capitolo 21. Lo gambiano.

Capitolo 22. Lo georgiano.

Capitolo 23. Lo guineese.

Capitolo 24. Lo haitiano.

Capitolo 25. Lo irlandese.

Capitolo 26. Lo italiano.

Capitolo 27. Lo georgiano.

Capitolo 28. Er jamaica.

Capitolo 29. Lo kirghiso.

Capitolo 30. Lo lituano.

Capitolo 31. Lo malgascio.

Capitolo 32. Lo messicano.

Capitolo 33. Lo microneta.

Capitolo 34. Lo nigeriano.

Capitolo 35. Lo olandese. (Capitolo volante)

Capitolo 36. Lo paraguagio.

Capitolo 37. Lo principato.

Capitolo 38. Lo qatariota.

Capitolo 39. Lo russo.

Capitolo 40. Lo rwandese.

Capitolo 41. Lo siriaco.

Capitolo 42. Lo slovacco.

Capitolo 43. Lo sloveno. (anche conosciuto come Capitolo 72)

Atalanta-Napoli, scontro stellare e la lotta per l’Europa

2 Luglio 2020, lascio le valutazioni sulla spettacolarità della partita di stasera ad altri. Penso che sia più che evidente il potenziale di gioco che Atalanta e Napoli possono esprimere.

Qui mi immergo in calcoli sulla classifica, nell’ottica di dimostrare che la situazione è più fluida per l’Europa League rispetto quanto lo sia per la Champions League. Calcoli che hanno un che di vagamente scaramantico. Potenzialmente siamo in presenza di una corsa a 4 per la coppa europea minore: Roma, Napoli, Milan, Verona.

Per Sassuolo, Cagliari, Parma e Bologna non penso che ci sia possibilità di entrare nella corsa, forse qualche possibilità in più per il Parma. Il Sassuolo pur vincendo con il Lecce, si troverebbe a 40, il Bologna affronta l’Inter (anche se si può sempre sperare in Barrow-Orsolini), Cagliari speriamo non salga a 42 e Parma contro la Fiorentina.

Vediamo come si potrebbe scatenare una corsa a 4 per l’Europa League.

L’analisi comprende le ultime due partite della 29a giornata di Serie A 2019/2020: Atalanta-Napoli, Roma-Udinese; e le partite della 30a giornata.

Per il Napoli la partita di stasera contro l’Atalanta è importante, molto più di quanto lo sia per l’Atalanta stessa. Infatti per la Dea uno stop oggi significherebbe, al massimo, ritrovare la Roma a -6 (-7 per gli scontri diretti) e il Napoli a -9. Francamente, non ritengo possibile farsi recuperare 7 punti in 9 giornate (ovviamente a meno di tracolli). Meno che mai mi aspetto un recupero di 9 punti. Anche perchè proprio nella 30a giornata ci sarà Napoli-Roma, che qualche punto dovrebbe erodere dalla corsa di una delle due (o di tutte e due).

Tornando al Napoli. Se dovesse perdere a Bergamo, la situazione ‘locale’ in classifica sarebbe Napoli 45 Milan 43 Verona 42. Nelle prossime partite ci saranno Brescia-Verona , Lazio-Milan e Napoli-Roma.

Il Brescia è ormai in assetto Serie B, il Verona può vincere senza grossi problemi, anche di misura (3 punti li farebbe lo stesso). Non me ne vogliano i tifosi bresciani, ma mi pare che l’organico sia ormai ridotto al lumicino – dopo l’abbandono di Romulo oltre che quello di Balotelli – e sconti una mancanza di esperienza. Auguro al Brescia un pronto ritorno in A. Senza Derby non si può stare, anche se rispetto a 10 anni fa molto è cambiato, l’Atalanta ha cambiato pelle e anche orizzonti.

Il Milan magari farà la partita della vita all’Olimpico contro la Lazio, con Rebic e Ibrahimovic (anche per cancellare l’amara Ferrara di ieri sera) ma è più probabile una vittoria della Lazio o al massimo un pareggio tra le due.

Napoli-Roma è un bel rebus. Penso che vinca il Napoli, ma così riterrei disinnescata ogni possibilità di recupero delle due sull’Atalanta. Se ci fosse un pareggio, entrambe farebbero un passetto avanti, troppo piccolo. Se vincesse la Roma, parliamone! Infatti l’Atalanta avrebbe il Cagliari a Cagliari. Cagliari che ora sembra essersi fatto di nuovo forte e pericoloso (soprattuto con Simeone). Qui sarebbe l’unico punto di attenzione da porre per la compagine orobica.

Se il Napoli dovesse rimanere a 45 stasera, il cammino per l’Europa League sulle 9 giornate rimanenti si farebbe più difficile per gli azzurri. Quindi, meglio per il Napoli recuperare uno o tre punti a Bergamo. Infatti, dopo la 30a, nel gruppetto delle tre si potrebbe trovare il Verona a 45 punti e il Milan tra i 43 e i 46 (con il Napoli a massimo 48 punti).

La Roma stasera, se non combina pasticci, dovrebbe andare a 51 punti. Ma non si può mai sapere con la Roma (e ricordiamo che l’Udinese deve togliersi da una brutta situazione di classifica). Se ci riuscisse, la Roma potrebbe ancora pensare di andare a prendere l’Atalanta (solo se la Dea perde stasera). Se non andasse a quella cifra, anche la Roma sarebbe risucchiata in una corsa a 4 per 3 posti di Europa League. Pensate, ci sarebbe 4 squadre tra con il massimo divario tra 49 (Roma se pareggia) e 43 punti (Milan se perde). Ripeto: sto dando per scontato la vittoria del Verona a Brescia. In 6 punti ci sarebbe quattro squadre, con 24 punti a disposizione da qui a fine campionato. Tutto può succedere, anche che una tra Roma e Napoli rimanga fuori dall’Europa. Per la Roma sarebbe un’aggravarsi della crisi finanziaria che già sta intaccando la società giallorossa. Per il Napoli, non so dal punto di vista finanziario, anche perchè l’Europa League non dà i soldi della Champions, ma certo l’appeal di una squadra fuori dall’Europa diminuirebbe.

Splendida la maglia verde con inserti nerazzurri. La voglio! :)

Non vedo il quarto posto (e partecipazione alla Champions) dell’Atalanta in pericolo, qualsiasi sia il risultato di stasera. Come ho già detto, l’evento più sfavorevole (Atalanta che perde, Roma che vince) la farebbe rimanere a una distanza di sicurezza di +6 (+7 con gli scontri diretti).

Per una sorta di equilibrio interno e cabalistico, vedrei bene stasera una classifica con Atalanta 58 Roma 51 Napoli 49.

Discorso diverso se l’Atalanta dovesse vincere stasera, allora l’obiettivo ritornerebbe ad essere il terzo posto a detrimento dell’Inter. All’ultima giornata ci sarà lo scontro diretto con i nerazurri di Milano, basterebbe limare uno o due punti del gap prima di arrivare allo scontro il 2 agosto. E qui ci potrebbero venire incontro Barrow e/o Orsolini proprio durante la 30a di campionato.

Difficile comunque fare questi ragionamenti, rimane il fatto che stasera la partita sarà una partita tra due delle squadre più in forma del momento (insieme a Juve e Lazio).

Fatemi sapere cosa ne pensate.

Ogni pietra lo dice

– appunti da una quarantena –

Sereno ed epico. Come mai mi sarei aspettato.

Per anni ho combattuto una battaglia, da solo: quella di avere tutta la libertà ma non sapere mai dove andare. Ero solo perchè non mi sapevo far capire. Non mi aspettavo certo che la soluzione fosse rimanere fermo senza potermi allontanare dal mio domicilio.

Privato della mia libertà, trovo in me una pace interiore che recita “Se vuoi la pace, stai fermo”, come sta scritto sulla mia cartolina segnalibro. Eppure, e ciò mi sorprende, sono la stessa persona che fino a solo 40 giorni fa smaniava per andare più lontano, sempre più lontano; a fare cose, sempre più cose. Ora sono fermo e in pace.

Ora sono sereno. Accetto le mie impazienze e curo il giardino dei miei interessi personali. Ora sono epico. Lascio andare una traccia prima che diventi ossessione. Senza esasperazione, lascio che tutto passi. Il mio ‘non agire’ è un gesto eroico. Non mi faccio impressionare dai pomeriggi che cadono incessanti dai calendari, non li conto nemmeno. Le settimane passano abbastanza veloci, altra sorpresa visto l’immobilità di questo tempo. Ma resta una bava di lumaca, una striscia lucida e viscida del tempo che mi appesantisce appena. Io sto qui, serendipico. Il mio non agire è un sopportare.

“Ah, ma se riaprono…” 

Non è la mente inquieta che si rifà viva indicando una prossima destinazione. Stavolta io so già dove andare. Mentre lei mi sta suggerendo di arrendermi alla disfatta, al negativismo, allo ‘andrà tutto male’ che è ruggine che corrode l’epopea scintillante e meccanica dello ‘andrà tutto bene’. Chi non si ferma (a riflettere) è perduto. Del resto, andrà come andrà. Questa pandemia è una cosa che è capitata e ci lascerà sostanzialmente uguali a prima. Le stesse attitudini, le stesse ruggini. 

Prima di poter scrivere queste righe, ho aspettato che la mia mente rancorosa si sfogasse con la sua voce arsa. Non ho lasciato trapelare nulla di quel fiele di spettri che sussurrano ricordi vuoti. Invece di ascoltarla, sono andato in giardino a estirpare erbacce, a trapiantare, a invasare. E da lei sono fluiti alcuni umori cattivi. Non si deve essere sprezzanti davanti a un morbo potente che ha sfiorito tante vite. Bisogna riflettere su cosa è importante, non alzare mai la voce, imparare il senso della solidarietà. Senza però illudersi: resteremo perlopiù uguali. Un uguaglianza al netto di chi avrà avuto, in questo periodo così difficile, la propria catarsi. Ebbene, egli non l’avrà avuta per merito della pandemia, ma per la propria disposizione d’animo. Come non dovrà essere per forza un poco di buono chi quella catarsi non l’avrà avuta.

“Ah, ma se riaprono…”. In me parla l’anima matura di quel ragazzo pronto a partire da una vita e impreparato da sempre a godersi le cose semplici. Insieme a lui, con una voce sola, io affermo: “Lo so io, dove devo andare”.  

Vi sono quelli che ricordano il proprio tempo come una grande successione di fiori appassiti conservati tra le pagine dei libri; altri invece che le paragonano a ululati di animali in preda a qualche furore primaverile; io rimango fedele a poche cose, tra le quali questa magnifica poesia di Federico Garcia Lorca. So che le pietre dei sogni mi parlano ancora, mentre cercano far debordare il flusso argentino dei pensieri.

Ci sono anime che hanno

stelle azzurre,

mattini sfioriti

tra foglie del tempo,

casti cantucci

che conservano un antico

sussurro di nostalgia

e di sogni.

Altre anime hanno

spettri dolenti

di passioni. Frutta

con vermi. Echi

di una voce arsa

che viene di lontano

come una corrente

d’ombre. Ricordi

vuoti di pianto

e briciole di baci.

La mia anima è matura

da gran tempo,

e si dissolve

confusa di mistero.

Pietre giovanili

consunte di sogno

cadono sulle acque

dei miei pensieri.

Ogni pietra dice:

«Dio è molto lontano!».

(Federico garcia lorca, Poesie – Libro de poemas (Roma, Newton Compton 1970, Traduzione di Claudio Rendina)

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