18K e un pensiero

Ieri mattina sono uscito a correre 18K. Come se fosse ‘acqua fresca’. Non fraintendetemi, 18 chilometri sono tanti, ma ciò che osservo è che io li considero una ‘distanza tranquilla’ e infatti non ho avuto grossi problemi.

Osservo uno spostamento non solo nel mio corpo ma anche nella mia mente.

E allora penso che 18 chilometri siano più o meno il minimo sindacale per chi sta pensando a portarsi verso distanze maggiori (i 30, i 40, i 50). Ovviamente ciò non è vero, perchè allenamenti corti veloci, ripetute, tempo run, non li puoi fare così lunghi. E corti veloci, ripetute, tempo run servono all’organismo per curare la parte reattiva del processo di correre.

Se io corressi solo lunghi, alla fine raggiungerei una piattezza di prestazione che non gioverebbe. E mi farei anche male, alla fine. Introducendo 6 o 7 chilometri fatti velocemente, con ripetute da 500 metri o 1000 metri a 4’10” aiuto il mio corpo a sentirsi vivo, fare un tempo run di 13,5 chilometri in un’ora mi fa sentire performante.

Insomma, non disdegno nessun allenamento (e anzi più corti sono più sono fetenti, per me), ma diciamo che nella mia mente ora i 18K sono “il minimo”. Mi piace la sensazione che mi dà l’affacciarmi su una nuova fase di libertà e scoperta.

Ed ora un pensiero, che sta sempre sotto tutto ciò che faccio e che dico. una gratitudine per chi ci ha fatto liberi lottando, portando avanti un’azione di libertà, una Liberazione.

Il pensiero di ieri, di oggi, di domani: Viva la Resistenza sempre!

 

 

 

 

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Grit: The Courage to Continue

Qualche appunto sulla grinta dal blog di Steve McCurry.

Steve McCurry's Blog

Tibet

Success is not final, failure is not fatal:
it is the courage to continue that counts.
– Winston Churchill

Nepal

Kathmandu, Nepal

Over time, grit is what separates fruitful lives from aimlessness.
– John Ortberg

Charikar, Afghanistan

Johnstown, PA, USA

Grit is not just simple elbow-grease term for rugged persistence.
It is an often invisible display of endurance that lets
you stay in an uncomfortable place, work hard to improve
upon a given interest and do it again and again.
– Sarah Lewis, PhD

Calcutta, India

Afghan Border, Peshawar, Pakistan

Afghanistan

Childhood doesn’t have to be perfect, and children don’t
have to be beautiful. From a bit of grit may grow a pearl,
and if pearl production doesn’t materialize, the outcome will
still be preferable to the shallowness of vanity.

– Laurie Graham

Java, Indonesia

Angkor Wat, Cambodia

Philippines

Porbandar, Gujarat, India

Heroes are never perfect, but they’re brave, they’re authentic,

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Getting Started Day 00

I’m gonna show how to do that, because that’s what I am” (Tim Van Orden)

Broken, overwhelmed, depressed. Tim Van Orden in late 2011 decides to tackle the Empire State Building Run-Up (held in February, 8 2012). He talks about the importance of tacking on challenges in life in order to fight the state of depression.

If you’re going to hell, keep going, said Winston Churchill. Don’t stop and look around. Don’t try to make yourself comfortable in the middle of hell. Keep going.

 

Keep going

I find Tim’s videos really inspiring (I’ve started watching them recently, I will watch more of them in the future)

I think that there is a positive feeling about getting started, as if you could simply get rid of all “bad stuff” in the past. The problem, is to get started AND keep doing the thing. Till it’s done. That’s actually the problem I’m trying to solve myself. Using running to learn how to commit myself till the end.

This is the video of the Empire State Building Run

The commitment

Nell’ambiente del podismo si parla molto di impegno, di commitment, per raggiungere i grandi risultati. Mi viene subito in mente Yuki Kawauchi, vincitore della maratona di Boston 2018, settimana scorsa. Assurto subito a eroe degli atleti disagiati, quelli che sentono un’urgenza di correre e non sanno spiegarsela. Un uomo, Yuki, che ha superato tanti altri che si erano preparati, che erano in forma, che erano favoriti (Galen Rupp, a handful of kenians, …), il cui lavoro è quello di correre, dormire, fare cross training, mangiare giusto. Ma non hanno saputo correre fino in fondo a quella gara (sfortunata dal punto di vista del meteo):  ci voleva qualcuno capace di rimanere sul pezzo fino all’ultimo. Un giapponese, lui sì.

Di primo acchito, la notizia è arrivata così: Yuki Kawauchi, carneade podistico, nonostante il fatto di non avere sponsor, lavorando tutto il giorno e preparandosi con levatacce la mattina alle quattro, è riuscito a fare il miracolo.

Non è proprio tutto così, Yuki corre e stracorre maratone, E le vince spesso.
Ma al popolo che corre (e ai brand che vendono) serve un personaggio così.

Comunque, tutto ciò non era per sminuire il personaggio. Anzi. Io lo vedo tuttora così: personaggio mitico, eroe del silenzio. Nel senso che li ha lasciati tutti muti. A me ha fatto piacere che ci fosse che vincesse un “outsider”. Un podista non atteso. Perchè ogni tanto la favola possa avverarsi. Tu ti impegni e – a divinità piacendo – ottieni qualche risultato.

Ma il tema del titolo è the commitment. L’impegno. E il mio è: leggere la saga di Percy Jackson. Lo sto facendo nel modo giusto. Per le ragioni giuste. Anche se avevo pensato di lasciar perdere, perchè oltretutto davanti a me, dopo il primo che sto leggendo,  ci sono altri quattro libri, dopo il primo (senza contare poi la seconda serie, e quella dopo).

Mollare, dunque. Invece.

Robert Graves – image from the famous people (dot) com

Mia figlia è una vera appassionata di PJ e io sto condividendo con lei questa sua passione.

Un bel ripasso di mitologia greca non fa mai male. In più, letto in lingua originale (inglese, dico, quella della saga!). Credo che Salvatore Rizzo inorridirebbe a sentirmi dire questa cosa.

Chi è Salvatore Rizzo? Un professore. Anzi, il MIO professore di latino e Greco. Mi dava un sacco di pacche sulle spalle se dicevo qualche castroneria. Tanto, diceva lui, ero un contadinone bergamasco e quindi una pacca non mi poteva fare male.

Ricordo quando mi diceva di avvicinarmi alla cattedra. Avevo la certezza di aver detto qualche boiata.

E poi è il professore che mi ha regalato l’emozione più grande della mia carriera da liceale (amori curriculari esclusi). Un ricordo che con molta probabilità porterò nella tomba.

Anche se studiare i miti greci leggendo Rick Riordan non è come farlo leggendo Robert Graves (questo sì, un bell’impegno), beh!, ci guadagno l’imperitura riconoscenza di mia figlia. Vi pare poco?

Scratch a Russian and you find a Tatar

« Gratta un russo e troverai un tartaro. » Joseph de Maistre

 

Sabato pomeriggio benefico. Direi quasi balsamico, se la birra fosse un balsamo. Ma lo è, se poi a berla insieme a te c’è un grande amico che ti porta sempre quell’emozione particolare di completamento.

Lui è il chitarrista dei Rajastan. Ma fino a qualche ora prima, era il chitarrista dei Lost Fortune (N.R.). Poi si è cambiato la t-shirt che era già pezzata.

 

Insieme, abbiamo fatto un raid al centro commerciale vicino casa. Aldilà del fatto che abbiamo comprato due coppie di t-shirt in modo da averle uguali (siamo giovani, in due facciamo un bel gruppo di 6 adolescenti) abbiamo creato un mostro (penso che sarà il nostro nuovo leitmotiv cazzaro per un bel po’ di tempo).

 

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Il Cotodo Montezulla. O il Medice Aranmagno. Dopo aver impiegato dieci minuti per comprare le due magliette (in due posti diversi!) ci siamo recati nella libreria Giunti dove Moglie si attardava nella scelta di non so che libro. Ad un certo punto, mi salta all’occhio la faccia di Monty, che occhieggiava furba come a dire: “Ahò! Leggi un po’ la summa del Monty Pensiero, è una raccolta di genialità di comunicazione e marketing, tipo Codice Atlantico. L’ho chiamato Codice Montemagno”

Il Cotodo Montezulla

Ma appena abbiamo tolto il libro dallo scaffale per dargli un’occhiata (ah, by the way: il “Monty scritto” non fa la stessa impressione del “Monty visto/sentito”) da sotto è spuntato Salvatore Aranzulla. Un po’ come quando alzi un sasso che sta su un terreno e sotto ci trovi un mondo.  E davvero non sappiamo se anche questa è una scelta di marketing della libreria o un co-branding tra Salvatore e Marco o ancora un trompe-l-oeuil dovuto alle cucuzze glabre (complice il format della collana di cui i due libri fanno parte).

Insomma, il vecchio proverbio che dice gratta un russo e sotto ci trovi un tartaro, lo possiamo declinare così, in salsa web marketing: “Gratta un Monty, e troverai un Aranzulla”. Ah, e non pensare, Salvatore, che non abbiamo notato che ti sei messo nella stessa posa di Stefano”Bonanima” Lavori.

N.R. Significa Never Regained.

ps. ogni volta che vedo Montemagno, mi viene in mente Alberto Sordi che dice al gigantesco piatto di pastasciutta “Mo’ te magno!”

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