L’audacia della speranza

Questo scritto mi è stato involontariamente suggerito da Francesco che corre sulla Martesana. Infatti vorrei precisare megio la natura del mio viaggio, dopo aver letto un suo commmento.

“Audacity of Hope” il titolo del libro di Barack Obama mi torna in mente e mi rivela cos’è la speranza. La speranza nasce soprattutto quando si è messi al muro (in qualsiasi senso questo avvenga, non ultimo quello psicologico) e si è costretti a “contare i talenti” che si hanno in tasca.

Allora sperare che da qualche nostra caratteristica nasca la riscossa non è un’attività vana, ma una reale possibilità. Coltivare le proprie inclinazioni è fondamentale: Quello che nascerà poi, non si sa.

Il mio viaggio è soprattutto un viaggio in me stesso, per riconoscere le mie possibilità. Non vuole essere una fuga (come spesso ho pensato dovesse essere) ma deve essere una ricostruzione.

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Pianificare il cambiamento

‘Un viaggio lungo mille chilometri inizia con il primo passo’, pensò il tipo avanzando la gamba destra oltre il ciglio del burrone.

Prima importante regola: pianificare un cambiamento significa prima di tutto sapere dove andare.

Stavolta FORSE ho una direzione. Stavolta HO una direzione. FORSE quella giusta. Forse quella GIUSTA.

Seconda regola: prenditi il tempo necessario per fare il fact-checking dei dati. È davvero possibile fare quel viaggio?

Terza regola: bisogna farli, quei 1000 chilometri. Prima nella testa: li si spezza in centinaia e le centinaia in decine e così via, fino ad avere un’idea di abbastanza precisa di dove potrebbero trovarsi le svolte importanti nel viaggio. Poi con le proprie forze.

Quarta regola: sapersi adattare ai cambiamenti, rimanendo flessibili in modo da incorporare eventuali variazioni sul tema. E se a metà di quel viaggio trovassi un posto così carino da volermici fermare?

Immagine da Appennino-Trekking su blogspot

“Ce la farai? Riuscirai ad organizzarti? Cosa porterai con te? Che scarpe dovrai scegliere? Come dovrai allenarti? Sarà meglio partire da solo o in compagnia, e soprattutto: che senso ha fare un viaggio?”

Nei miei panni

 Il problema è semplice. Ho un lavoro che sarei in grado di fare a occhi chiusi, ma che non voglio più fare. Ho un lavoro che vorrei fare – scrivere – ma nessuna abilità specifica per farlo.

Mesi fa sono caduto in una crisi che non mi permetteva più di svolgere il lavoro quotidiano. Dopo un mese, poco più, ho ripreso a lavorare ma nulla è stato più lo stesso. Non mi sento più bene nei miei panni e sono di fatto in un angolo buio.

Dal mio angolo osservo molte persone che vivono con e grazie alle parole. Le usano con capacità millimetrica, le usano come un sarto che cuce e drappeggia un vestito intorno al proprio cliente, costruiscono con esse fortezze dalle quali governare il proprio mondo.

Rimango con una sola domanda in testa: come essere come una di quelle persone? Come reinventarmi tramite la parola?  

Scrivere è un’azione universale. Per trasformarla in lavoro bisogna sapere declinare tale azione verso qualcosa. Bisogna dettagliare.

Un modo sarebbe quello di ritagliarmi una via di fuga dal mio background professionale e pure grazie ad esso. Avere il coraggio di ammettere di aver cambiato idea e dire chiaro cosa voglio essere è l’unico modo per andare verso un luogo che abbia senso per me.

Mi servono urgentemente nuovi vestiti che mi stiano bene addosso. Vestiti tanto comodi da chiamarli panni. Tanto confortevoli da volerci stare, nei miei panni.

Esplorando sempre

    Consigli-scorciatoia non ne ho, mi disse. Ci vuole tenacia e passione, ecco cosa ci vuole. Costanza nel preparare il terreno e tenuta psicologica, quando si tratta di affrontare un periodo duro.

    Curiosità e voglia di imparare, aggiunse dopo aver riflettuto un po’ guardando il mare incorniciato dalla finestra. Dignità.

    Lo vedi quel gabbiano?, continuò. Secondo te, se non avesse coscienza di sè e dignità, quanto resisterebbe la fuori nel vento?

Quello che vuoi lo otterrai postando sempre nuovi contenuti, esplorando sempre nuove possibilità. 

Il posto giusto

Ho cercato inutilmente di imbrigliare le mie sensazioni sulla vacanza in California, Nevada e Arizona. Ma non c’è stato verso. Forse perchè è stata una vacanza variegata: l’Oceano la prima volta a Pismo Beach e il freddo dell’acqua, i parchi, le città, gli spettacoli (Love, al Mirage), strade drittissime e con tantissimi dips, i brunch pantagruelici, bus hop-on hop-off, le camminate nella wilderness, la colazione americana da Baldie’s e la cena da Joe’s, le camminate solitarie nelle città, il BBQ da Parisis, Alvarado-Niles che poi era Decoto Road, Safeway, Target e Ross (ho lasciato il cuore su due camicie), il Triple Burger e la IPA a River View di Three Rivers (dopo una giornata al King’s e al Sequoia), le corse sulla spiaggia (una in realtà, alla Half Moon Bay), il motel a Yucca Valley, la retromarcia che ha portato il gancio della mia Jeep contro il muso di una BMW dell’Oregon, i Diners, le luci della città di Las Vegas, così finta da essere vera, la Jeep che faceva le bizze e il cambio macchina con una Dodge Journey (Don’t stop believing), l’indigestione di Mustang e il nuovo amore per le Dodge Challenger, il caldo secco e micidiale. Venice Beach.

Fin da quando il navigatore, appena fuori da LAX, ha detto in italiano “lacienegaboulevar”, ho capito che mi sarei divertito. Tutti gli scenari, vastissimi, mi hanno fatto capire quanto sono piccolo e la Terra mi ha svelato il proprio cuore nel Grand Canyon.

Near Monterey, CA

Qual è l’essenza di una vacanza riuscita bene? Forse, il fatto di sentirsi al posto giusto in ogni momento.

Spiegatemi perchè ora cerco continuamente una valigia in cui infilarmi per poter tornare là? Drang nach Westen? Ho googlato Mal d’America (e nel link ho trovato conforto). 

In Las Vegas

“Lo spazio. C’è tanto spazio nel west. C’è talmente tanto spazio che guidando abbastanza a lungo puoi tranquillamente girare un film nella tua testa mettendoci dentro qualsiasi cosa senza che questa venga intralciata dalla realtà. Il west è quel posto in cui puoi inventarti di tutto, e dimenticarti la tua vita”

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